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mercoledì 31 dicembre 2014

Cronache da "The Imitation Game"

Avevo promesso tanti nuovi post, ma ultimamente le idee mancano (purtroppo). Dico sempre le stesse cose, sono troppo ripetitiva...forgive me!
Ma non tutto è perduto, ritorno alla grande con una nuova recensione, e che recensione! No perchè, non so voi, ma io aspettavo questo film da un bel pò di tempo, amleno dai primi di novembre. Si sa che noi italiani dobbiamo essere sempre gli ultimi della fila, quindi mentre gli inglesi e gli americani già decantavano quanto fosse bello questo film, noi poveri italiani stavamo ancora lì con la bava alla bocca, dicendo "Dove? Quando? Ma quando arriva?". Di che film sto parlando? Provate a leggere il titolo del post: The Imitation Game, film di produzione anglo-americana, scritto da un americano, diretto da un norvegese e recitato da un cast interamente britannico, primo fra tutti Benedict Cumberbatch (già in odore di grandi premi), seguono Keira Knightley, Matthew Goode, Mark Strong, Charles Dance (Tywin Lannister docet) ed altri. Mancano pochi giorni all'uscita di questo film, ma già si presenta bene, non solo per quanto riguarda il cast tecnico ed artistico, ma anche dal punto di vista della critica: quest'estate The Imitation Game ha vinto il festival di Toronto, è stato presentato al London Film Festival ed ha già ricevuto diverse nomination ai SAG awards ed ai Golden Globe. 
Chi sono io per farmelo sfuggire? La (santa) Cineteca di Bologna lo ha presentato in anteprima due giorni fa e naturalmente io c'ero (appena tornata da Londra, un mal di testa lancinante, un freddo che si vedevano i pinguini passeggiare per la città...ma questi sono dettagli insignificanti).


La storia narra della tragica vita (vera) di Alan Turing, il genio matematico che, durante la seconda guerra mondiale, decifrò il famigerato codice Enigma, ideato dai Nazisti per comunicare le loro operazioni militari in forma segreta, creando una macchina progenitrice del computer, un calcolatore chiamato Bomba (nel film Christopher): oggi Turing è considerato uno dei padri (se non l'unico padre) dell'informatica moderna. Già dal titolo ci si può rendere conto di essere di fronte ad un film dove il "gioco dell'imitazione" la fa da padrone: non solo il gruppo di esperti che tentano di decifrare il codice Enigma devono farlo nella maniera più segreta possibile, ma anche il nostro protagonista deve mentanere il segreto sulla sua diversità, in una società che "sforna eccentrici e poi li confina ai margini del proprio rigido e ottuso conformismo". Il film, strutturato in flashback che vanno dall'infanzia del protagonista al suo lavoro sul codice Enigma, comincia a Manchester nei primi anni '50: Turing viene arrestato per atti osceni in quanto omossessuale e racconta all'ispettore che lo interroga ciò che ha fatto durante la guerra, rivelando fatti di cui nessuno era a conoscenza. Il suo arrivo a Bletchley Park ed il lavoro sul codice Enigma e la costruzione della macchina Christopher. Grazie al contributo di Turing e del gruppo di esperti assoldati per la decriptazione del codice Enigma, la guerra venne accorciata di due anni e 14 milioni di persone vennero salvate. Un "lieto" fine, ma non per il nostro genio incompreso.
In quanto omosessuale, Turing fu condannato ad una terapia ormonale, che lo castrò chimicamente e lo spinse al suicidio a soli 41 anni, mangiando una mela avvelenata al cianuro (si vocifera che la famosa "mela" della Apple sia proprio un omaggio ad Alan Turing).

Schiacciata in mezzo ad una mandria di "maniaci cinefili" che sgomitavano per entrare in sala (le cose che non si fanno per passione!), improvvisandomi maschera per cinque minuti, sono riuscita ad entrare e godermi questo magnifico film (rigorosamente in lingua originale), finendo con lo stomaco contorto e chiuso. Sapevo a grandi linee chi era Alan Turing, sapevo della storia del codice Enigma, ma non l'avevo vissuta. Il dramma di un uomo costretto a nascondere la sua diversità, in un mondo che non aveva ancora quella larghezza di vedute che aveva lui e che farà sì che egli si sacrifichi per la salvezza altrui, è un elemento che ha ancora molto potere sulle mie emozioni. The Imitation Game è un film potente, forse anche troppo, un film che fa scaturire tanta rabbia. Perchè di fronte ad un genio incompreso, che ha dato così tanto all'umanità che in cambio l'ha emarginato ed ucciso, non si può restare impassibili. La tragedia del genio incompreso l'abbiamo vista in tanti film e letta in altrettanti libri, ma questo è realtà. Una realtà che fa quasi male. Questo non è un film sulla matematica, è un film sull'ingiustizia di una società che teme tutto ciò che è diverso, è un film su un uomo che ha avuto il coraggio di farsi avanti, pagandone un caro prezzo. Non mi dilungo oltre...sono sull'orlo delle lacrime.
La bravura degli attori è un qualcosa che mi ha lasciata di sgomento, primo fra tutti Benedict Cumberbatch, perfettamente calato nella parte del prodigio sociopatico (Sherlock Holmes docet), fragile e sensibile, capace di decriptare un indecifrabile codice nazista, ma incapace di decifrare il comportamento umano. Cumberbatch sta dando prova di essere un attore di grande stampo e versatilità e questa sua bravura traspare dallo schermo: quando piange si vede che lo sta facendo per davvero e tu, spettatore, stai soffrendo insieme a lui. Seguono gli altri attori, altrettanto bravi: Keira Knightley, magistrale donna moderna dei nostri tempi, che si fa largo sgomitando in un mondo di soli uomini; Matthew Goode, grande tombeur de femmes e geniale campione di scacchi; Charles Dance, incazzoso ufficiale della Marina che per certi versi ricorda il suo alter-ego Tywin Lannister di Game of Thrones. Buona la regia, scenografia curata nei minimi dettagli, nonostante qualche scivolone sulle scene di guerra, che ho trovato un pò troppo cariche di effetti speciali, musiche emozionanti. 

Un film da vedere assolutamente, per imparare quanto gli esseri umani possono essere meschini di fronte ad un grande dono come quello che Alan Turing gli ha dato.
Un buon modo per cominciare il nuovo anno.

Buon anno a tutti!

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