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martedì 9 settembre 2014

The Wind Rises - Si alza il vento

Visto che tra pochi giorni uscirà (finalmente) in Italia, ne approfitto per recensire, nonostante abbia avuto la fortuna di poter vedere questo film ormai 5 mesi fa. Sì lo so, sono terribilmente in ritardo, ma sapete che ho avuto tante cose da fare. Cominciamo senza troppi preamboli.


Credevo sarebbe stato più difficile imbucarmi per riuscire a vedere almeno di straforo questo film. La verità è che sono riuscita ad entrare e mi sono comodamente seduta su una poltroncina del cinema, senza sforzo alcuno. Io che mi ero già fatta mille e più viaggi mentali tipo "per superare le maschere ricorrerò alle segretissime arti ninja" oppure "mi nascondo dentro il cinema a partire dal mattino" eccetera...alla fine ho avuto una cosiddetta "botta di c**o" (YAY). Come molti di voi sanno io sono sempre stata una fan iper sfegatata del maestro Hayao Miyazaki, o come lo chiamo io, lo zio Hayao, quindi mi è sembrato più che naturale voler andare a vedere il suo ultimo lavoro, anche ben consapevole del fatto che questo film "potrebbe" essere il suo ultimo. Decisissima più che mai, ed anche un pò sull'alterato andante per via di un certo articolo apparso su sito italiano di Studio Ghibli (se non sapete cos'è googlatelo...io non lo dico) il primo aprile, che si è rivelato l'ennesimo pesce d'aprile (maledetti!), sono partita in tromba al mattino, senza aver fatto ne colazione ne pranzo...a secco completamente! Ma questi sono dettagli insignificanti.


Passiamo al film: la trama racconta la vita (vera) di Jirō Horikoshi, ovvero l'ingegnere aeronautico che ha progettato i famigerati Mitsubishi A6M Zero, e della sua struggente storia d'amore con Naoko Satomi. Ovviamente non posso raccontare più di questo, vorrei evitare di rivelare fatti salienti.
Sono rimasta alquanto destabilizzata psicologicamente dopo la visione di questo film. Ancora non ho capito se mi è piaciuto o no. Da grande amante di zio Hayao posso dire che questo è un film nettamente diverso dai suoi canoni standard. Prima di tutto: non c'è magia. Niente. Nada. Nothing. Gli unici momenti "vagamente riconducibili alla magia" sono quando Jiro sogna, ed incontra il famoso pioniere dell'areonautica Giovanni Battista Caproni (Italia FTW!). Ma del resto, il film si svolge senza l'arrivo di maghi o streghe delle lande eccetera.
Ovviamente, come tutti i film di zio Hayao, lo spettacolo visivo è senza pari, con i magnifici panorami (disegnati a manaccia) che hanno contraddistinto film come Il castello errante di Howl o La principessa Mononoke, così come l'indimenticabile musica composta da quel genio di Joe Hisaishi (che sta a zio Hayao come Danny Elfman sta a Tim Burton, per intenderci). Ma le sensazioni che da questo film sono diverse da quelle che film come Kiki o Totoro suscitano, come ad esempio lo stupore di vedere un enorme animale grigio e peloso, che dorme profondamente mentre una bambina gli fa il solletico sul naso. The wind rises è un film che suscita una tristezza infinita, ed è chiaro come il sole che Hayao Miyazaki ha voluto dare l'addio definitivo al cinema, portando alla luce lati della sua arte che ancora erano sconosciuti al pubblico. Mentre le immagini scorrono e noi spettatori vediamo Jiro crescere, il solo pensiero che potrebbe venirci in mente è: "L'infanzia è finita...siamo cresciuti". Questo sentore di tristezza aleggia per tutta la durata del film ed ogni dettaglio è curato in maniera tale che lo spettatore provi davvero nostalgia e tristezza nei confronti di Jiro (e Naoko). Ma in realtà lo spettatore non soffre per Jiro, ma per Miyazaki stesso. Jiro E' Miyazaki. Quel Miyazaki che ci ha fatto sognare di volare sul castello di Howl, che ci ha fatto innamorare della pesciolina Ponyo e dello spirito della foresta Totoro. Con i film di Miyazaki gli adulti sono tornati bambini e i bambini hanno imparato cosa vuol dire essere coraggiosi e rispettare la natura. Ma in questo film le illusioni non ci sono più...tutto quello che resta è la consapevolezza che il bambino dentro di noi è cresciuto e deve continuare a camminare avanti, seguendo la propria strada.



Io credo che sia questo il messaggio che lo zio Hayao ha voluto lasciare al mondo. Dobbiamo ricordarci di essere stati bambini e ricordarci di guardare il mondo senza pregiudizi, ma dobbiamo anche renderci conto di essere adulti in un mondo dove non c'è più spazio per le illusioni. Ma con un pizzico di immaginazione, infarcita con una buona dose di ricordi infantili, forse potremmo essere persone migliori.

E come Jiro che volta le spalle al pubblico e cammina nel prato della sua mente verso una meta sconosciuta, anche lo zio Hayao si incammina e va per la sua strada.

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