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mercoledì 31 dicembre 2014

Cronache da "The Imitation Game"

Avevo promesso tanti nuovi post, ma ultimamente le idee mancano (purtroppo). Dico sempre le stesse cose, sono troppo ripetitiva...forgive me!
Ma non tutto è perduto, ritorno alla grande con una nuova recensione, e che recensione! No perchè, non so voi, ma io aspettavo questo film da un bel pò di tempo, amleno dai primi di novembre. Si sa che noi italiani dobbiamo essere sempre gli ultimi della fila, quindi mentre gli inglesi e gli americani già decantavano quanto fosse bello questo film, noi poveri italiani stavamo ancora lì con la bava alla bocca, dicendo "Dove? Quando? Ma quando arriva?". Di che film sto parlando? Provate a leggere il titolo del post: The Imitation Game, film di produzione anglo-americana, scritto da un americano, diretto da un norvegese e recitato da un cast interamente britannico, primo fra tutti Benedict Cumberbatch (già in odore di grandi premi), seguono Keira Knightley, Matthew Goode, Mark Strong, Charles Dance (Tywin Lannister docet) ed altri. Mancano pochi giorni all'uscita di questo film, ma già si presenta bene, non solo per quanto riguarda il cast tecnico ed artistico, ma anche dal punto di vista della critica: quest'estate The Imitation Game ha vinto il festival di Toronto, è stato presentato al London Film Festival ed ha già ricevuto diverse nomination ai SAG awards ed ai Golden Globe. 
Chi sono io per farmelo sfuggire? La (santa) Cineteca di Bologna lo ha presentato in anteprima due giorni fa e naturalmente io c'ero (appena tornata da Londra, un mal di testa lancinante, un freddo che si vedevano i pinguini passeggiare per la città...ma questi sono dettagli insignificanti).


La storia narra della tragica vita (vera) di Alan Turing, il genio matematico che, durante la seconda guerra mondiale, decifrò il famigerato codice Enigma, ideato dai Nazisti per comunicare le loro operazioni militari in forma segreta, creando una macchina progenitrice del computer, un calcolatore chiamato Bomba (nel film Christopher): oggi Turing è considerato uno dei padri (se non l'unico padre) dell'informatica moderna. Già dal titolo ci si può rendere conto di essere di fronte ad un film dove il "gioco dell'imitazione" la fa da padrone: non solo il gruppo di esperti che tentano di decifrare il codice Enigma devono farlo nella maniera più segreta possibile, ma anche il nostro protagonista deve mentanere il segreto sulla sua diversità, in una società che "sforna eccentrici e poi li confina ai margini del proprio rigido e ottuso conformismo". Il film, strutturato in flashback che vanno dall'infanzia del protagonista al suo lavoro sul codice Enigma, comincia a Manchester nei primi anni '50: Turing viene arrestato per atti osceni in quanto omossessuale e racconta all'ispettore che lo interroga ciò che ha fatto durante la guerra, rivelando fatti di cui nessuno era a conoscenza. Il suo arrivo a Bletchley Park ed il lavoro sul codice Enigma e la costruzione della macchina Christopher. Grazie al contributo di Turing e del gruppo di esperti assoldati per la decriptazione del codice Enigma, la guerra venne accorciata di due anni e 14 milioni di persone vennero salvate. Un "lieto" fine, ma non per il nostro genio incompreso.
In quanto omosessuale, Turing fu condannato ad una terapia ormonale, che lo castrò chimicamente e lo spinse al suicidio a soli 41 anni, mangiando una mela avvelenata al cianuro (si vocifera che la famosa "mela" della Apple sia proprio un omaggio ad Alan Turing).

Schiacciata in mezzo ad una mandria di "maniaci cinefili" che sgomitavano per entrare in sala (le cose che non si fanno per passione!), improvvisandomi maschera per cinque minuti, sono riuscita ad entrare e godermi questo magnifico film (rigorosamente in lingua originale), finendo con lo stomaco contorto e chiuso. Sapevo a grandi linee chi era Alan Turing, sapevo della storia del codice Enigma, ma non l'avevo vissuta. Il dramma di un uomo costretto a nascondere la sua diversità, in un mondo che non aveva ancora quella larghezza di vedute che aveva lui e che farà sì che egli si sacrifichi per la salvezza altrui, è un elemento che ha ancora molto potere sulle mie emozioni. The Imitation Game è un film potente, forse anche troppo, un film che fa scaturire tanta rabbia. Perchè di fronte ad un genio incompreso, che ha dato così tanto all'umanità che in cambio l'ha emarginato ed ucciso, non si può restare impassibili. La tragedia del genio incompreso l'abbiamo vista in tanti film e letta in altrettanti libri, ma questo è realtà. Una realtà che fa quasi male. Questo non è un film sulla matematica, è un film sull'ingiustizia di una società che teme tutto ciò che è diverso, è un film su un uomo che ha avuto il coraggio di farsi avanti, pagandone un caro prezzo. Non mi dilungo oltre...sono sull'orlo delle lacrime.
La bravura degli attori è un qualcosa che mi ha lasciata di sgomento, primo fra tutti Benedict Cumberbatch, perfettamente calato nella parte del prodigio sociopatico (Sherlock Holmes docet), fragile e sensibile, capace di decriptare un indecifrabile codice nazista, ma incapace di decifrare il comportamento umano. Cumberbatch sta dando prova di essere un attore di grande stampo e versatilità e questa sua bravura traspare dallo schermo: quando piange si vede che lo sta facendo per davvero e tu, spettatore, stai soffrendo insieme a lui. Seguono gli altri attori, altrettanto bravi: Keira Knightley, magistrale donna moderna dei nostri tempi, che si fa largo sgomitando in un mondo di soli uomini; Matthew Goode, grande tombeur de femmes e geniale campione di scacchi; Charles Dance, incazzoso ufficiale della Marina che per certi versi ricorda il suo alter-ego Tywin Lannister di Game of Thrones. Buona la regia, scenografia curata nei minimi dettagli, nonostante qualche scivolone sulle scene di guerra, che ho trovato un pò troppo cariche di effetti speciali, musiche emozionanti. 

Un film da vedere assolutamente, per imparare quanto gli esseri umani possono essere meschini di fronte ad un grande dono come quello che Alan Turing gli ha dato.
Un buon modo per cominciare il nuovo anno.

Buon anno a tutti!

lunedì 27 ottobre 2014

Third Star

Rieccomi qua, dopo uno stupendo viaggio in Irlanda (a breve ve lo racconterò) e con già i bagagli pronti per una nuova avventura. 
Da diverso tempo non mi cimento in una nuova recensione, è giunto il momento di ricominciare. Quale occasione migliore se non un film che in Italia non è mai arrivato (per ulteriori informazioni leggete i Consigli per gli acquisti in fondo al post), neanche in televisione (che straaaaaaaano!). Sto parlando di Third Star, film del 2010 diretto da Hattie Dalton con protagonista (udite udite) Benedict Cumberbatch, prodotto dalla BBC films. Prima di cominciare con la storia vi do un piccolo avvertimento: se siete persone con le lacrime sempre in tasca, evitate accuratamente la visione di questo film, in quanto densissimo di emozioni che fanno scoppiare in lacrime persino coloro che possiedono un cuore di pietra. La sottoscritta è (quasi) scoppiata in lacrime, cosa che non succedeva dalla notte dei tempi (probabilmente da almeno quindici anni). Detto ciò, se appartenete alla categoria dei cosiddetti "piagnoni", abbandonate subito la lettura di questo post.

James (Cumberbatch) ha 29 anni ed è malato di cancro allo stadio terminale (di quale tipo di cancro si tratti non si capisce bene, eccetto per una battuta ad inizio film in cui si parla di rabdomiosarcoma, un tipo di cancro maligno che colpisce gli arti), sa perfettamente che non arriverà a compiere 30 anni, la sua malattia lo ucciderà prima. Il giorno del suo ventinovesimo compleanno i suoi migliori amici Miles (JJ Feild), Bill (Adam Robertson) e Davy (Tom Burke) acconsentono a portarlo in uno dei suoi posti preferiti, Barafundle Bay (non è un posto inventato, credo si trovi in Galles, dove il film è stato girato). Tra risse al pub, fuochi d'artificio, arrampicate e discese con un carretto, questo film è il ritratto di un uomo che si riconcilia con se stesso e dei suoi amici che invece saranno costretti a vivere il dolore della sua (futura) perdita. 

Non mi dilungo oltre nel raccontare la trama perchè rischierei di rivelare troppi particolari. In effetti leggere il solo plot di questo film non invoglia molto alla visione. Per certi versi potrebbe quasi essere una storia scontata, cosa che in effetti è: non ci sono queste grandi novità a livello di storia. Parliamoci a cuore aperto: il classico cliché del malato di cancro è una cosa vista e rivista in millemila modi in altrettanti millemila film/serie/whatever. E' quello che c'è sotto la storia che colpisce di più, perché non è mai facile far trasparire un emozione complicata come il dolore a livello diegetico, soprattutto se si dispone di una storia che potrebbe risultare "un pò poverella". Tanti scrittori/poeti/registi/attori/ecc ci hanno provato, pochi ci sono riusciti, e questo è uno di quei casi. Le emozioni che suscita Third Star, per quanto semplice sia la sua trama, sono assolutamente forti e molto, molto complicate. Pur non avendo avuto (fortunatamente) esperienze di perdite di amici o parenti per colpa del cancro, mentre guardavo questo film, ho percepito un dolore quasi tangibile, sia da parte del protagonista, ragazzo ormai alla deriva che si imbottisce di morfina per sopportare un male sia fisico che psicologico, che da parte degli amici, uno più incasinato dell'altro, e costretti a dover sopportare non solo la futura perdita del loro migliore amico, ma anche le sue frecciate sprezzanti. Ci sono alcune sequenze che sono letteralmente allucinanti, facilmente riconducibili alla sindrome "strappatemi il cuore, datelo in pasto ai cani, perché io non lo voglio più". E solo un film di grande Qualità è in grado di suscitare emozioni così forti in uno spettatore, esperto o meno: la fotografia, la musica, l'ambientazione, quella sensazione di libertà che si prova vedendo vagare i protagonisti in una natura sconfinata ed incontaminata, ma al tempo stesso una forte consapevolezza che quel pesante macigno chiamato "morte" sta per bussare alla porta, percezione che solo un cast di magistrali Attori è in grado di far trasparire, a cominciare da quel mostro di bravura di Benedict Cumberbatch. L'ho scoperto di recente (e non solo per via di Sherlock) e mi stupisce in ogni ruolo che interpreta, dal più piccolo al protagonista (tenetelo d'occhio gente, questo ragazzo ci stupirà con effetti speciali, lo sta già facendo). 
In conclusione, Third Star è un film che va assolutamente visto, ma solo se siete emotivamente pronti a reggere una mazzata sullo stomaco. Solo per darvi un'idea di che aria si respira mentre si guarda questa piccola chicca, ascoltate la canzone dei titoli di coda.
Buona visione!





Consigli per gli acquisti: Third Star non esiste doppiato in italiano. Se avete una certa dimestichezza con internet e con l'inglese, potete comprarlo su Amazon oppure "trovarlo" presso altre fonti (non vi darò link di nessun tipo, non chiedeteli) e scaricare i sottotitoli in italiano sul sito di Italian Subs Addicted (benedetti ragazzi!).

giovedì 2 ottobre 2014

Vita da Ciak

Quest'oggi mi permetto una lieve variazione sul tema. Oggi niente recensioni, niente ironia spicciola...solo una piccola storia: il cinema visto dagli occhi di una dodicenne. 


Era l'ormai lontana estate del 2000 (ormai mi devo rassegnare...ho effettivamente quasi trent'anni), probabilmente fine luglio, l'allora dodicenne Charlie era a casa dei nonni. Il campo estivo era finito (o non era mai iniziato...i ricordi a tal proposito sono alquanto vaghi), entrambi i genitori lavoravano, il patema di lasciare a casa l'unica figliola li attanagliava troppo. In altre parole, la Piccola Charlie (detta anche PC) doveva trascorrere le sue giornate in compagnia dei suoi nonni. In fondo non le dispiaceva affatto: essendo l'unica nipote di tutta la famiglia, veniva viziata e coccolata e tutti sappiamo che, da che mondo è mondo, i nonni coccolano e viziano i loro adorati nipotini mooooooolto più dei genitori. Naturalmente la PC non era un eccezione: la nonna la rimpinzava di biscottini, il nonno le comprava tanti giochini e nonostante avesse quasi ottant'anni, ancora si prestava a giocare a calcio nel parco e ad insegnare alla sua nipotina ad andare sui pattini. La Charlie del presente non può che ricordare con un filo di nostalgia quella fantastica estate, l'estate in cui suo nonno, dopo mille tentativi di insegnarle ad andare sui pattini a rotelle, le comprò un paio di rollerblade fiammanti (di marca...non cinesate), ma soprattutto l'estate in cui la Piccola Charlie scoprì l'universo del cinema, acquistando la sua prima rivista di cinema. La PC ovviamente non era totalmente estranea al mondo del cinema: colossi come Chaplin e Kubrick erano già stati scoperti da diverso tempo, che poi non comprendesse appieno il significato dei film di zio Stanley è un'altra storia, ma credeva che il cinema fosse una sorta di entità a sé, che si manifestava ogni volta che metteva su un VHS e premeva play. La consapevolezza che intorno al cinema ruotava un intero mondo era qualcosa che doveva ancora scoprire. E qui inizia la nostra storia senza tempo.



Quel giorno faceva un caldo allucinante, come nella migliore tradizione della "perfetta e torrida estate bolognese". Dopo essersi fatta un overdose di Bim Bum Bam (che allora esisteva ancora), con contorno di latte al cioccolato con biscottini nonniferi, la nonna decise di uscire a fare una passeggiata, forse consapevole del fatto che gli occhi della sua nipotina stavano diventando quadrati come la televisione che stava guardando da ore. Dopo aver staccato la Piccola Charlie dalla sua scatola luminosa preferita, nonna e nipote uscirono, immergendosi nei tropici bolognesi di luglio. Una volta attraversata la strada la nonna entrò dal fornaio e la PC le chiese se poteva fermarsi in edicola a guardare i giornalini, sfoderando una delle sue espressioni strappalacrime, con gli occhioni a gatto di Shrek. La nonna (tenerona) acconsentì e l'intrepida Charlie entrò trionfante in edicola: non doveva comprare nulla, non comprava quasi mai nulla, ma le piaceva guardare. Quella volta non si limitò a guardare soltanto. Quella volta una rivista catturò la sua attenzione, forse perchè era ad altezza degli occhi della piccoletta, che allora non arrivava al metro e 50. La PC si avvicinò per guardare meglio. 

Entriamo nella testa della notra eroina e vediamo cosa stava pensando, quel pomeriggio di luglio del 2000.

Cos'è questa rivista?? 
C-I-A-K...come i ciak che usano al cinema?
Aspetta un secondo...ma in copertina c'è quello che ha fatto quel film del gladiatore. Come si chiama...aspetta...Russel Crowe!
La voglioooooooo!!! Adesso chiedo alla nonna se me la prende.

Torniamo ai fatti e lasciamo per un secondo la Piccola Charlie ai suoi pensieri di dodicenne. Proprio in quel momento la nonna uscì dal fornaio, raggiungendo la sua nipotina in edicola.
«Andiamo mo dai*, che fra poco arriva papà a prenderti»
«NOOOOONNAAAA!!! Me lo compri???? TiPregoTiPregoTiPregoTiPregoTiPregoTiPregoTiPregoTiPregoTiPregoTiPregoTiPregoTiPrego» e di nuovo sfoderò la sua tipica faccia coccolosa e pucciosa da gattino di Shrek. Alla fine la nonna (tenerona 2) cedette e comprò Ciak alla sua scalpitante nipotina.
«E va bene, BORSA!*»
In quel momento la Piccola Charlie gongolava poderosamente. Era talmente ansiosa di leggere la rivista che iniziò a farlo per strada, ma fu fermata immediatamente dalla nonna, che gliela sequestrò perché "Non si legge quando si cammina". Ma la PC non disperò, ben consapevole del fatto che mancavano solo pochi metri e sarebbe arrivata a destinazione, dove finalmente avrebbe potuto cominciare a leggere. Una volta arrivate, la nonna decise che era l'ora di fare il the e la Piccola Charlie si lanciò sul divano senza accendere la televisione (evento raro quanto la neve verde) e finalmente cominciò a leggere estasiata. Pagina dopo pagina scopriva l'esistenza dei set, dove attori e staff "giravano" i film. Le anticipazioni dei nuovi film in uscita e le interviste agli attori, gli speciali sui film introvabili e sulle nuove uscite in home video, le recensioni...quante informazioni in un solo pomeriggio. 
Ora torniamo a sbirciare nella testa della nostra paladina del cinema.

Ooooh ma questo è bellissimo! Ma veramente gli attori ridono e scherzano quando fanno i film? E devono girare le scene...ma quanto sono grandi quelle telecamere!!
Multiplex, film fai-da-te...cos'è questa roba?? Non lo so ma mi piace da matti.
Aspetta, cos'è questo paginone chiuso? Ci sono delle pagine dentro.
C-E-N-S-U-R-A. Non aprire questo inserto...vietato ai minori di 18 anni. 
(A 12 anni leggere una scritta del genere equivale a dire "Piatto ricco di schifezze...buttati!")
Non ho le forbici...va beh, lo apro con le mani.
Prima pagina...
(occhi a palla) 
donne che si baciano, uomini nudi, piselli di fuori...
MA CHE COSA HO COMPRATO?????
Ah ma non è una rivista porno...aspetta ci sono altre cose, non solo donne nude...intervista a Russel Crowe, Mission Impossible 2, Kubrick.
Ma è tutto così figo!

Nonostante lo shock iniziale provocato dall'inserto sulla censura, la Piccola Charlie si divorò letteralmente il suo primo numero di Ciak. Evitò accuratamente di mostrare la rivista ai nonni ed ai genitori e la tenne nascosta come una reliquia, leggendola più e più volte fino quasi a consumarla. 



Da quel fatidico luglio del 2000 sono passati quattordici anni. La Piccola Charlie non è più piccola, ora ha quasi ventisette anni e sta lottando con le unghie e con i denti per diventare regista. Quel numero di Ciak che comprò a dodici anni è ancora nella sua camera, insieme a più di 150 fratellini. Ed è anche grazie a quelle riviste dinoccolate, lisce e con la schiena bianca che la Charlie del presente apprezza il cinema sempre di più, ogni giorno che passa.





Glossario:
*Da leggere con forte accento bolognese
*Borsa: in gergo bolognese indica una persona particolarmente insistente, come ad esempio un bambino. Mia nonna mi chiamava sempre così.

venerdì 19 settembre 2014

Proiezione del film "Tellurica - Racconti dal cratere"

E' con grande piacere che annuncio questo evento, nel quale verrà presentato "Tellurica - Racconti dal cratere", un film in dieci episodi che racconta del sisma che ha scosso l'Emilia-Romagna nell'estate 2012. Ho collaborato alla produzione di questo film realizzando i sottotitoli in inglese. La proiezione sottotitolata in inglese si terrà mercoledì 24 settembre alle ore 21 presso la Sala Estense di Piazza Municipale a Ferrara. Spero possiate fare un salto, non tanto per appurare le mie competenze linguistiche (hehehehe), quanto per gustarvi la visione di questo bellissimo film. 
Copio ulteriori informazioni che potete trovare più dettagliatamente sul sito ufficiale del film, Sisma Emilia:



Per la prima volta a Ferrara il film “Tellurica – Racconti dal cratere”, per ricordare i terremoti che colpirono l’Emilia nel 2012 attraverso dieci storie diverse, ma anche per favorire il confronto.

La serata sarà introdotta dal vice Sindaco Massimo Maisto e da uno dei responsabili del CRUTA.Sarà proiettata la versione inedita del film con sottotitoli in inglese. Al termine della proiezione il giornalista RAI Nelson Bova condurrà il dibattito con il coinvolgimento dei presenti in sala e alcuni rappresentanti del progetto Sisma Emilia.

Il dibattito sarà dedicato ad approfondire:
Case history ‘Sisma Emilia’: com’è nato e si è sviluppato il progetto, coordinamento e organizzazione del Collettivo e dei gruppi di lavoro sui set; specifiche sull’autoproduzione applicata; costruzione delle reti di contatti nelle varie fasi del work in progress durato due anni; gestione collettiva del film come prodotto finito, fasi finali e distribuzione.
Aspetti sociali ed emotivi negli storytelling del film: ragioni e tipologie dei punti di vista nelle storie a sollecitare emotività e immedesimazioni differenti; le intenzioni degli autori nel proporre angolazioni su sismi diversi, il peso dello storytelling come veicolo immaginativo, evocativo e rappresentativo di condizioni e realtà in presenza della calamità naturale del terremoto.

INGRESSO GRATUITO.

||| Saranno disponibili in anteprima i DVD del film e il ricavato sarà destinato a progetti per la ricostruzione. |||



Vi aspetto!!

martedì 9 settembre 2014

The Wind Rises - Si alza il vento

Visto che tra pochi giorni uscirà (finalmente) in Italia, ne approfitto per recensire, nonostante abbia avuto la fortuna di poter vedere questo film ormai 5 mesi fa. Sì lo so, sono terribilmente in ritardo, ma sapete che ho avuto tante cose da fare. Cominciamo senza troppi preamboli.


Credevo sarebbe stato più difficile imbucarmi per riuscire a vedere almeno di straforo questo film. La verità è che sono riuscita ad entrare e mi sono comodamente seduta su una poltroncina del cinema, senza sforzo alcuno. Io che mi ero già fatta mille e più viaggi mentali tipo "per superare le maschere ricorrerò alle segretissime arti ninja" oppure "mi nascondo dentro il cinema a partire dal mattino" eccetera...alla fine ho avuto una cosiddetta "botta di c**o" (YAY). Come molti di voi sanno io sono sempre stata una fan iper sfegatata del maestro Hayao Miyazaki, o come lo chiamo io, lo zio Hayao, quindi mi è sembrato più che naturale voler andare a vedere il suo ultimo lavoro, anche ben consapevole del fatto che questo film "potrebbe" essere il suo ultimo. Decisissima più che mai, ed anche un pò sull'alterato andante per via di un certo articolo apparso su sito italiano di Studio Ghibli (se non sapete cos'è googlatelo...io non lo dico) il primo aprile, che si è rivelato l'ennesimo pesce d'aprile (maledetti!), sono partita in tromba al mattino, senza aver fatto ne colazione ne pranzo...a secco completamente! Ma questi sono dettagli insignificanti.


Passiamo al film: la trama racconta la vita (vera) di Jirō Horikoshi, ovvero l'ingegnere aeronautico che ha progettato i famigerati Mitsubishi A6M Zero, e della sua struggente storia d'amore con Naoko Satomi. Ovviamente non posso raccontare più di questo, vorrei evitare di rivelare fatti salienti.
Sono rimasta alquanto destabilizzata psicologicamente dopo la visione di questo film. Ancora non ho capito se mi è piaciuto o no. Da grande amante di zio Hayao posso dire che questo è un film nettamente diverso dai suoi canoni standard. Prima di tutto: non c'è magia. Niente. Nada. Nothing. Gli unici momenti "vagamente riconducibili alla magia" sono quando Jiro sogna, ed incontra il famoso pioniere dell'areonautica Giovanni Battista Caproni (Italia FTW!). Ma del resto, il film si svolge senza l'arrivo di maghi o streghe delle lande eccetera.
Ovviamente, come tutti i film di zio Hayao, lo spettacolo visivo è senza pari, con i magnifici panorami (disegnati a manaccia) che hanno contraddistinto film come Il castello errante di Howl o La principessa Mononoke, così come l'indimenticabile musica composta da quel genio di Joe Hisaishi (che sta a zio Hayao come Danny Elfman sta a Tim Burton, per intenderci). Ma le sensazioni che da questo film sono diverse da quelle che film come Kiki o Totoro suscitano, come ad esempio lo stupore di vedere un enorme animale grigio e peloso, che dorme profondamente mentre una bambina gli fa il solletico sul naso. The wind rises è un film che suscita una tristezza infinita, ed è chiaro come il sole che Hayao Miyazaki ha voluto dare l'addio definitivo al cinema, portando alla luce lati della sua arte che ancora erano sconosciuti al pubblico. Mentre le immagini scorrono e noi spettatori vediamo Jiro crescere, il solo pensiero che potrebbe venirci in mente è: "L'infanzia è finita...siamo cresciuti". Questo sentore di tristezza aleggia per tutta la durata del film ed ogni dettaglio è curato in maniera tale che lo spettatore provi davvero nostalgia e tristezza nei confronti di Jiro (e Naoko). Ma in realtà lo spettatore non soffre per Jiro, ma per Miyazaki stesso. Jiro E' Miyazaki. Quel Miyazaki che ci ha fatto sognare di volare sul castello di Howl, che ci ha fatto innamorare della pesciolina Ponyo e dello spirito della foresta Totoro. Con i film di Miyazaki gli adulti sono tornati bambini e i bambini hanno imparato cosa vuol dire essere coraggiosi e rispettare la natura. Ma in questo film le illusioni non ci sono più...tutto quello che resta è la consapevolezza che il bambino dentro di noi è cresciuto e deve continuare a camminare avanti, seguendo la propria strada.



Io credo che sia questo il messaggio che lo zio Hayao ha voluto lasciare al mondo. Dobbiamo ricordarci di essere stati bambini e ricordarci di guardare il mondo senza pregiudizi, ma dobbiamo anche renderci conto di essere adulti in un mondo dove non c'è più spazio per le illusioni. Ma con un pizzico di immaginazione, infarcita con una buona dose di ricordi infantili, forse potremmo essere persone migliori.

E come Jiro che volta le spalle al pubblico e cammina nel prato della sua mente verso una meta sconosciuta, anche lo zio Hayao si incammina e va per la sua strada.

martedì 27 maggio 2014

Work work work

Comunicazione di servizio a tutti gli utenti che seguono questo blog: so che avevo promesso di pubblicare almeno un post alla settimana, ma i recenti eventi lavorativi mi hanno costretta a staltare la settimana scorsa. Molto probabilmente salterò anche questa settimana e le prossime, almeno fino a luglio. Ma non temete guys! Quando tornerò avrò sicuramente tante cose da raccontare. Per il momento vi saluto e vi do appuntamento a luglio con i nuovi post. E se qualcuno dovesse passare per Bologna in giugno mi venga a trovare a Biografilm (6-16 giugno) e al Cinema ritrovato (25 giugno-5 luglio): troverete una pazza con 10 chili di attrezzatura video sulle spalle, che corre a dentra e a manca fra la Cineteca, il cinema Odeon e via Lame. Se mi riconoscete...offritemi una bottiglia d'acqua o una birra e ci faremo delle chiacchiere.

Nel frattempo, come sempre...
STAY TUNED!

domenica 18 maggio 2014

L'allarme dell'auto che suona alle due di notte

E' quasi l'una e mezza di notte ed io ho ancora gli occhi spalancati...maledizione! Se provassi a leggere? Meglio di no...sto leggendo un thriller. Se comincio poi non smetto più, tanta è la voglia di sapere come finisce. Va bene, niente libro...conta le pecore!

1...2...3...4...5...6.........

10567....è inutile!

No aspetta...mi si sta chiudendo un occhio. Forse ci siamo!
Mi sento il corpo pesante, come se si sfosse scaldato tutto in un colpo. Che bella sensazione!
Ci siamo, fra poco riuscirò a dormire.

FINO A CHE

ninoninoninoninoninoaaaaaaaaahaaaaaaaaahaaaaaaah
SILENZIO
ninoninoninoninoninoaaaaaaaaahaaaaaaaaahaaaaaaah
SILENZIO
ninoninoninoninoninoaaaaaaaaahaaaaaaaaahaaaaaaah

Ma che kaiser è questo rumore? Chi è che si mette a fare casino? Aspetta che controllo...
No! E' l'allarme di una macchina!!
Ok, calma...prima o poi si fermerà, non può certo andare avanti per sempre...

MEZZ'ORA DOPO

Dio, o chi per lui, manda un corpo celeste, un meteorite, una banda di gatti impazziti, godzilla, quello che ti pare, ma ti prego...fai smettere questa incessante tortura!
Certo, se non avessi avuto niente di importante da fare il giorno dopo potrei anche lasciare correre, mi metto le auriculari nelle orecchie e ascolto musica fino ad addormentarmi.
Ma la sfiga vuole che io domani abbia un maledetto colloquio di lavoro!

DAMN IT!

No problem baby! Anche se ormai ho gli occhi talmente spalancati che sembro Malcolm McDowell in Arancia Meccanica, tenterò lo stesso di dormire. Sono ben consapevole che domani avrò bisogno di almeno sei chili di correttore sotto le borse degli occhi, ma non importa.
Cerchiamo di risolvere il problema del rumore. Prima di tutto: chiudiamo la finestra. Morirò di caldo, la mia stanza sembrerà una fornace, ma non importa...devo assolutamente dormire.
Fa un caldo infernale qui dentro e nonostante la finestra chiusa...

ninoninoninoninoninoaaaaaaaaahaaaaaaaaahaaaaaaah

BASTA!! Adesso mi metto il cuscino sulla testa e voglio vedere se sento ancora quella tortura di allarme.

DIECI MINUTI DOPO

ARIA! Ho premuto talmente forte il cuscino che a momenti soffocavo. No un momento...il rumore! Non lo sento più! Magari ha smesso...potrei riaprire la finestra! Aspettiamo qualche minuto, casomai riprendesse.
Ha proprio smesso...sììììì! Non ce la facevo più con questo caldo.
Ah! Soave aria, riempimi i polmoni e rinfresca questa fornace. Ora posso dormire...

ninoninoninoninoninoaaaaaaaaahaaaaaaaaahaaaaaaah

No non lo sto sentendo davvero...è solo la mia mente che se lo immagina...

ninoninoninoninoninoaaaaaaaaahaaaaaaaaahaaaaaaah

Un momento...forse lo sto sentendo per davvero...

ninoninoninoninoninoaaaaaaaaahaaaaaaaaahaaaaaaah

E CHE C***OOOOOOOOO!!!!!!!

Lo sapevo che stanotte non avrei dormito...domani dovrò spiegare a chi mi fa il colloquio che sono stata sveglia tutta la notte a causa di un'allarme di automobile che suonava incessantemente.
Meglio tirare fuori la vecchia scusa della notte in discoteca...faccio più bella figura!

lunedì 5 maggio 2014

The Spoiler War


Ogni tanto capita che mi permetta di fare la persona normale e mi metta a scrivere ogni cinque minuti su faccialibro o su twittero, qualsiasi cosa stia facendo, dalla cacca alle riflessioni sull'universo. In particolare su faccialibro mi diverto a usare quelle nuove funzionalità presenti da pochi mesi: stato d'animo, che programma stai guardando e via di scorrendo. Quest'ultima ho voluto sperimentarla proprio oggi. Nella noia del lunedì mattina, fra ricerca di un lavoro e aggiornamento sulle serie televisive, ho pensato "ma sì, dai...proviamolo! Sto giusto guardando qualcosa". E quel qualcosa era Game of Thrones. Non so quanti di voi lo seguano, io lo trovo spettacolare. Però mi rendo conto che una serie molto seguita come questa ha il suo bagaglio di fan "mega permalosi". Passo a spiegare come vedo questa categoria, che ovviamente non comprende solo fan di Game of Thrones, ma anche fan di qualsiasi serie mediamente famosa: il minimo accenno alla serie li fa bagnare in posti dove non batte il sole, parlano solo ed esclusivamente della loro serie favorita insieme a loro simili (ce ne sono tanti ahimé). Nell'universo del social network sono soliti creare post taggando tutti gli amichetti della loro stessa specie e discutere di un'eventuale nuova puntata sotto gli occhi del mondo. E poi la chicca finale: se tu, spettatore medio che guardi serie, che ne sei appassionato ma solo fino ad un certo punto (vale a dire che non ti incazzi come una pantera se ti spoilerano qualcosa, come capita sempre alla sottoscritta), ti azzardi anche solo a pensare di dichiarare qualcosa in merito ad una nuova puntata (spoiler o no), costoro si trasformano in Massimo Decimo Meridio. Vale a dire "Al mio segnale, scatenate l'inferno!": ti attaccano come un'orda di Uruk-hai impazziti gridando che non puoi spoilerare e blablabla. Si da il caso che oggi, mentre mi guardavo l'ultimo episodio di Game of Thrones (episodio 5 della quarta stagione, titolo "First of His Name"), abbia avuto la tentazione di utilizzare una quelle nuove funzionalità di faccialibro di cui stavo parlando prima, in particolare la funzione "Che cosa stai guardando". Dato che avevo appena visto una scena molto particolare in cui uno dei personaggi (che d'ora in poi chiamerò Tizio Caio) confessa di aver fatto alcune cose, ho scritto su faccialibro cercando di tenermi sul vago "Tizio Caio è un gran bastardo", e ho tranquillamente continuato a guardare la puntata. Non passano nemmeno dieci minuti che un amico mi scrive "Ma non puoi spoilerare così!". Segue momento di assoluto silenzio, immediatamente rotto da una fragorosa risata (MIA). Dentro la mia testa si facevano strada commenti tipo "Ma come sei messo?? Ci fai o ci sei?".

Passo a spiegare perché ridevo: il tal gran bastardo di cui ho scritto ha rivelato di essere il colpevole di certi fatti, fino a qui ci siamo e non vado oltre, ma che fosse un gran bastardo non è una novità, nossignore! Il nostro caro Tizio Caio è un viscido bastardo dalla prima puntata della prima stagione, è un dato di fatto insindacabile. Ora ripeto, che cosa ho rivelato di tanto esagerato? Se state pensando "nulla" allora la pensate come me. Proprio nulla! Ho solo affermato ciò che era già stato affermato da ben QUATTRO ANNI!
Certo, non sono esente da colpe: mi è capitato di rivelare anticipazioni a chi non aveva ancora visto una data puntata di una certa serie, e ho anche chiesto scusa. Ma sinceramente penso anche che costoro, che mi mettono in croce per uno spoiler che spesso non è uno spoiler, dovrebbero evitare di sfracassare i cosiddetti al prossimo e dare una bella occhiata al loro praticello. No perché se io spoilero mi ammazzano, se spoilerano loro io devo tacere. 
Come la mettiamo così? Sì sì caro amico, parlo proprio con te! Com'è che mi accusi di spoilerarti Game of Thrones quando tu, due giorni prima, mi hai spoilerato Big Bang Theory e io non ti ho detto niente? Semplice: a me non me ne frega nulla, se mi capita di vedere scene particolari, che potrebbero rovinarmi la visione di una puntata io non dico niente, perché non me ne frega niente. E' un circolo vizioso. Insomma: lascia correre, non ti ho mica detto cha hai il cancro allo stadio terminale! 
Relax and take it easy!



E con questo chiudo...che amarezza!

mercoledì 30 aprile 2014

Situazioni paradossali (3): abbiamo toccato il fondo!

No ragazzi questa è veramente da tagliarsi le vene. Una di quelle situazioni in cui vorresti avere sottomano i fulmini di Zeus (o un fucile mitragliatore) per polverizzare l'umanità, o almeno certe persone. Quando mi capitano cose di questo genere vorrei essere un terrorista o un serial killer...se andiamo avanti così lo diventerò davvero. Passo alla spiegazione, poi a voi trarne le conclusioni.
Il suddetto fatto è capitato proprio stamattina. Come tutte le mattine che Madre Natura mette in terra io sono al bar dal mio amico G. a prendere il mio consueto caffè mattutino. Fra chiacchiere e commenti sulle notizie del giornale entra L., che lavora nell'ufficio di fianco al bar. Prima di prosegiuire con il racconto voglio spiegare che tipo di persona è L.: estremamente nervosa, indisponente al massimo, per mia stessa definizione "fuori come un balcone", una di quelle persone che vorresti uccidere appena apre bocca, anche se solo per respirare. 
Continuiamo. 
Io conosco L., L. conosce me e ci salutiamo. Certo non posso dire di conoscerla così bene da salutarla come saluterei un mio amico, quindi mi limito ad un mero "ciao". L. ha una tale fame che pare uno zombie di Walking Dead e si nutre molto avidamente nel giro di pochi minuti, mentre io sto fuori dal bar ad osservare il traffico, leggendo il giornale. Quando rientro nel bar noto che L., una volta terminato il terzo panino, ha recuperato colore in faccia e ha cominciato a sparare le sue solite cazzate mattutine. A questo punto il mio cervello si mette automaticamente in modalità off e naturalmente non presto attenzione a mezza parola, perché tanto lo so che cosa dice: il classico festival di ovvietà trite e ritrite che ho già ascoltato in tutte le salse e delle quali non mi importa più un beneamato. Fino a che L. non mi guarda negli occhi e mi dice:
«Ma non noti nulla?»,
«Cosa dovrei notare?» rispondo io
«Ho tagliato i capelli, hai visto?», osservo ma non noto un taglio di capelli. E poi, per quale arcano motivo me lo chiedi? Sono il tuo uomo per caso? Faccio la disinvolta:
«Beh non proprio, ma li hai tagliati poco giusto?», e qui parte la sfuriata di L.
«Ma dai! Ieri avevo una criniera che sembravo un leone! Oggi invece no!»
La cosa non mi sfiora minimamente. Ma qui L. comincia a delirare:
«E' questo che mi rompe tanto: la gente non mi considera, non nota niente. Sono invisibile...» e bla bla bla...è partito il jukebox. Sto zitta ed ascolto con un orecchio sì ed uno no, ma ad un certo punto mi azzardo ad intervenire:
«Scusa sai, ma quando io incontro una persona la guardo negli occhi, non nei capelli...», non l'avessi mai detto...partono gli insulti. E qui veramente mi incazzo.
«Ma vai a cagare! Se tu ti tagli i capelli io lo noto...tu invece no! E poi cosa guardi negli occhi? Quelli non li cambio mica!», non resisto...questa qua mi fa davvero venire voglia di prendere un mitra e sparargli tutto un caricatore in bocca. Quindi rispondo per le rime:
«Allora intanto a cagare ci mandi tua sorella! E se non ce l'hai sono cavoli tuoi. Con quale faccia di bronzo ti permetti di insultare una persona che a malapena conosci? Guarda che non ho cinque anni, non mi devi insegnare l'educazione! Anche se non sembra, ho ventisei anni e se permetti esigo un pò di rispetto».
Inizia la parte che preferisco in assoluto: l'arrampicata sugli specchi di L.
«Eh ma io scherzavo! Non te la prendere...», banali scuse tirate fuori a cavolo, dopo essersi resi conto di aver detto/fatto una cazzata atomica. Eh, cara bimba, il danno è fatto! Porco diesel, hai cinquanta fottutissimi anni, non dieci! Conta fino a cinque prima di dar aria alla bocca! Bell'esempio da dare...insultare una ventiseienne la cui unica colpa è non aver notato il tuo nuovo "inesistente" taglio di capelli.
Pago il mio caffè ignorando completamente la sopracitata L., che ancora cerca di arrampicarsi sugli specchi nella speranza di attirare la mia attenzione. Dopo la centordicesima volta che la ignoro, parte quella che noi bolognesi chiamiamo "tomella", ovvero sproloquio o bottone:
«Eh ma adesso mi ignori, ti ho detto che scherzavo!», se volevi peggiorare ancora di più la merdata che hai fatto...ci sei riuscita in pieno. Ri-rispondo per le rime:
«Fregacazzi! Non puoi insultare gratuitamente una persona, sperare di passarla liscia e stupirti se poi quella ti ignora! Quindi vai a cagare te e buona giornata».
Saluto G. al bancone ed esco incazzata come una pantera.
A voi le conclusioni...io non dico nulla, eccetto questo: abbiamo toccato il fondo!


mercoledì 16 aprile 2014

E me l'avevano anche detto...

...che studiare troppo fa male al cervello. Ma davvero?? A me non è proprio parso...au contraire! Più si studia più il cervello assume la consistenza di Spongebob, inglobando più informazioni. Il problema sorge quando il tuo hard disk arriva al limite. Quindi che fare? Seguono opzioni possibili:

- Deframmentazione: azione assimilabile all'atto di "mettere a posto l'armadio", piegando con cura magliette, pantaloni, felpe ecc., in modo da recuperare spazio. Ma nel caso di un cervello questa opzione non potrebbe essere attuabile: qualcuno sa come piegare accuratamente le informazioni?

- Backup: opzione impossibile quanto quella sopracitata, a meno che non disponiate del Pensatoio di Albus Silente. Certo, non sarebbe male avere un oggettino del genere! (Nota per me stessa: ricordarmi di inventarlo)

- Eliminazione: l'opzione più possibile di quelle citate finora. Ma qui sorge un problema di fondo: come si fa? Certo, non sarebbe male essere in grado di eliminare quelle informazioni che non servono più, tipo brutti ricordi. Ma chi è in grado di farlo? Per quanto ci si provi, temo che non sia possibile.

- Elettroshock, altresì detto Operazione "Tabula Rasa": se volete resettare il vostro cervello/hard disk non c'è metodo migliore. Quindi recatevi nel vostro manicomio di fiducia, passate un ingente sommetta di vil danaro ad uno dei vostri dottori favoriti e fatevi "dare una scossettina". Però attenzione, potrebbero sorgere danni irreversibili che causerebbero irreversibili danni al vostro hard disk. E questi tipi di hard disk non si trovano facilmente in commercio.

La morale in tutto ciò è che non è possibile resettare il proprio hard disk. Ci dobbiamo tenere quello che abbiamo. Magari darlgi una pulita non sarebbe male. Beh certo, se consideriamo che certe persone hanno ancora hard disk da 10GB pieni di stronzate...preferisco tenermi il mio da centordici TB con alcune nozioni importanti e necessarie all'interno.


martedì 1 aprile 2014

Now what?

Breve aggiornamento dalla neo bis-dottoressa. Ebbene sì cari ragazzi! Dopo mesi di assenza dalle rete blogger, dopo mesi da eremita per riuscire a scrivere una tesi di più di 100 pagine nella metà del tempo concesso agli altri, sono finalmente tornata! E adesso che ho im pugno la mia seconda laurea ho solo intenzione di partire come un treno...ma prima un pò di relax! First of all...changes! Ho finalmente fatto spazio nella mia stanza, facendo quasi piazza pulita dei miei adoratissimi pupazzi (piango!), e sto aquistando l'attrezzatura per i video (il mio portafoglio piange!). Ho tante nuove idee e spero di mettere insieme un team per iniziare a lavorarci. E naturalmente non mi scorderò di aggiornare questo piccolo blog con i miei soliti commenti acidi. Detto ciò...STAY TUNED!

lunedì 20 gennaio 2014

La verità sui cartoni animati

Lo sapete cosa succedeva quando mettevate un bambino/a davanti alla televisione in pieno pomeriggio negli anni '90? Che cosa mai poteva vedere in quella scatola luminosa e chiassosa? I maledetti cartoni giapponesi! Ma tutto sommato al bambino/a piacevano, e ancora oggi li ricorda con nostalgia. Ed io sono fiera di affermare la mia appartenenza a tale generazione. Ma se li guardiamo adesso scopriamo cose che allora non sapevamo e che eravamo troppo piccoli per capire. Sfido chiunque a dirmi che ho torto! La verità è che l'unica cosa che ci rimaneva in testa era la sigla della beata Cristina D'Avena (o del Cristino D'Aveno Giorgio Vanni se siete un pò più giovani)...e il cartone? Mah ogni tanto si vedeva una mutanda, ma perchè? A noi non interessava, basta che ci fosse un eroe da ammirare e da imitare. Ebbene, ecco la verità sui cartoni animati che noi bambini degli anni '90 guardavamo in tv! Ci tengo a precisare che alcune "perle" non sono mie. Invito tutti voi a mandarmi le vostre perle di saggezza, per arricchire questo elenco. Detto ciò, mettetevi comodi!



Sailor Moon ci ha insegnato che bisogna essere fighi anche quando devi combattere contro i mostri. E che devi avere i tacchi.

Milord era un fottutissimo pakistano, che vendeva rose alle guerriere sailor: questo spiega perchè aveva la maschera...non voleva farsi riconoscere!

Sailor Moon aveva degli stivali da puttanone, Sailor Mars era cazzutissima con le sue scarpe decoltè tacco 12, Sailor Venus invece aveva quelle scarpe sfigate da ballerina che si slacciavano sempre.


La Shin Vision comprò i diritti di Sailor Moon per fare un ridoppiaggio più fedele all'originale, ma l'autrice bloccò o diritti poco dopo e la Shin Vision fallì.

Su internet si può trovare il primo film di Sailor Moon con il doppiaggio dells Shin Vision (se lo trovate guardatelo...c'è una differenza abissale con il doppiaggio Mediaset!).

Pollon era un pusher, con quella sua polverina bianca.

Apollo portava in giro il sole (che sorrideva sempre) in carriola.

I personaggi di Pollon avevano pessimi parrucchieri, a parte Apollo che andava da Jean Louis David.


Pollon viene trasmesso adesso su Boing, ma alle 10 di sera (indovinate chi mai lo potrebbe guardare a quell'ora?)

Lady Gaga ha rubato il look a Jem e le Holograms.

La tizia di "Quelli di Beverly Hills" era poraccia inside...ma non nel portafoglio!


Nessuno ha mai trovato Carmen Sandiego.

Fujiko (o Margot) portava l'ottava di reggiseno...questo spiega il costante arrapamento di Lupin.

Lupin girava in 500 perchè l'autore, quando viveva in Italia, aveva una 500.

La sigaretta di Jigen non era ne accesa ne spenta, stava lì per bellezza.

La sigaretta di Jigen era storta.

Il personaggio di Spike Spiegel di Cowboy Bebop è ispirato a Lupin e a Jigen

In Spagna la sigla di Lupin è stata usata per fare la sigla di Holly e Benji (il trauma!).

Il caro signor Hayao Miyazaki è l'autore di una serie di cult intramontabili dell'animazione: Lupin, Conan il ragazzo del futuro e Heidi.

La Fininvest ha venduto i diritti d'autore di alcune sigle italiane all'estero (maledettiiiii!!!).

Heidi era sempre fatta dura, Peter era un segaiolo e le uniche tette che riusciva a toccare erano quelle delle capre che mungeva.

I Mini Pony avevano le stelline sul culo...e le alette kawai.

I capelli di Mirko dei Beehive erano rossi sulla frangia per un tentativo di 69 fallito con Licia in pieno ciclo.

Lady Oscar era lesbica (ma questo ormai si sapeva da un pezzo).

I vestiti di Maria Antonietta sfidavano tutte le leggi della sartoria e del cucito.

Maria Antonietta si poteva permettere un parrucchiere che le faceva i boccoli tutti i giorni (Sta stronza!).

I personaggi che piangevano sdraiati sul divano...piangevano in orizzontale!

Gerogie era una escort.

Dodò è morto.

Il campo di calcio di Holly e Benji era lungo 10 chilometri (ma questo già lo sapevamo).

Quando Holly calciava il pallone, questo si schiacciava fino ad assumere una forma lineare e/o ovale, a seconda della potenza del tiro.

I tiri di Holly e compagni sfidavano le leggi della fisica.

In Holly e Benji anche la nazionale giapponese poteva vincere i mondiali di calcio (Tributo ai mitici Gem Boy!).

Nei cartoni nessuno dei personaggi cambiava mai pettinatura, nonostante passasse il tempo, e tutti avevano gli stessi vestiti (a parte qualche rara eccezione).

Cartoni americani come Papà gambalunga e Scuola di polizia sono stati tratti da film. 

Nella versione originale di Dragon Ball Goku, Gohan e Goten erano doppiati tutti e tre da una donna.

I Saiyan si facevano la permanente.

Piccolo era verde perchè aveva mangiato troppi piselli da bambino.

Crilin era il figlio segreto di Lord Voldemort.

Goku urlava come un pazzo durante le trasformazioni perchè soffriva di emorroidi.

Dragon Ball va in onda in televisione initerrottamente dalla fine degli anni '90.

In Giappone è stata creata una nuova serie chiamata Dragon Ball Kai (una specie di Dragon Ball Z rivisitato), ma la Mediaset non l'ha voluta comprare.

Lamù comprò il suo completino leopardato ai saldi di Intimissimi.

Goldrake, Daitarn III, Mazinga eccetera erano tutti Megazord dei Power Rangers.

Ufo Robot, che mangiava l'insalata di matematica, era vegano.

I Power Rangers, con quelle tutine attillate, erano ballerini di fila della Royal Ballet School.

Il maestro Splinter è stato allenato da Yoda e Kenshiro.

Le tartarughe ninja erano fighissime (e questo è un fatto indiscusso!).

I doppiaggi della Mediaset snaturavano le storie di certi cartoni.

La Mediaset proponeva a bambini cartoni per adolescenti.

La Mediaset ha censurato/tagliato praticamente TUTTI i cartoni che ha trasmesso, anche per le ragioni più stupide (poi uno non si deva incazzare...).

A noi non ce ne fregava niente...tanto non distinguevamo una tetta da un sedere.

Nell'era di internet e dei computer superpotenti, dove ogni cartone/film/qualsiasi-altra-cosa ha effetti speciali fatti con la computer graphics, gli autori di anime giapponesi fanno ancora larghissimo uso di disegni fatti a mano.



E questo è quanto...alla fine quei cartoni li abbiamo adorati e li ricordiamo sempre con un velo di tristezza. Se li confrontiamo con i cartoni che propinano oggi ai bambini non sappiamo se ridere o piangere...i nostri erano molto meglio! 
Alla fine...abbiamo avuto una bella infanzia!

Dedicato agli eterni bambini degli anno '80 e '90