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20th Century Charlie-It's only a Teenage Wasteland by Doc_Charlie is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.

sabato 25 maggio 2013

Biografilm Quotes #1

Qui raccoglierò tutte le frasi strambe che mi capiterà di sentire (e di dire) durante questo periodo di lavoro al Biografilm Festival. Queste sono le frasi, e le situazioni da delirio, raccolte nelle prime tre settimane. Let's start!

"Perderai dieci chili durante il festival" *I colleghi mi minacciano*

"Prima o poi ti cadrà addosso quel macigno chiamato Biografilm" *I colleghi mi minacciano parte 2*

"Il camionista è tuo fratello" *Consigli del capo*

"Chiama i comuni!", "Ma sono le sette di sera!" 

"Eri Ondata-Bio"

"Ma come fai a scaricare?", "Prima di tutti accendi il pc"

*La Charlie si affaccia alla porta dell'ufficio accanto* "Qualcuno vuole un caffè?" *Ondata famelica caffeinomane travolge la Charlie*

La trottola coi baffi e il beyblade

*La collega al telefono* "Buona giornata!" *BOOM! Cade il telefono* "Secondo te l'avrà sentito?"

"CultIrali" (Per la serie "Io speriamo che me la cavo")

"Domani è il 23?" *Nessuno risponde, controlla sul calendario*

"Charlie mi stai distraendo...non è vero" *Sguardo attonito*

"Non ci facci caso"

Telefonata su Skype con il papà della collega

"Altamura", "Notissima città in provincia di Bologna" *Aspiranti bioschoolari che si spacciano per bolognesi*

"Ma io non c'entro", "Tanto è sempre colpa tua" *Perchè sempre a me?*

"Non si accende il pc!", "E' attaccato alla corrente?"

Il bagno col water rotto, ma con il lavandino funzionante. E, per par condicio, il bagno con il lavandino rotto, ma con il water funzionante

"Bella la maglia! Ma c'è disegnata una scatola che si apre?", "Veramente è una casa con il tetto che si apre", "Ma è la stessa cosa!!"

"Abbiamo raggiunto il 180 follower e come-si-chiama mi ha regalato i biscottini per premio"

I pranzi con lo staff, con il cibo condiviso

"La Charlie è multitasking: fa logistica, school e l'aiuto morale (alias "il bastone della vecchiaia")" *son soddisfazioni*

La pinza e le raviole con la mostarda bolognese *gnam*

"Le cose futili sono le più belle!"

"Ti dilunghi"

"Sgabello di merda"

*BURP* "Oh scusa!", "Che c'è?", "Ho fatto un ruttino", "Ma perchè ti scusi? Lo sai che io sono una ruttarola"

"Mi capisci adesso? Mica son scema io!" *Con marcato accento bolognese*

"Mi state dicendo che sono già le 18?", "Sono le 18.16", "Che vita di merda!"

"Sto straducendo"

"Oh ragazzi! Siam pazzi? Siam mica qui i pettinare i follower"

"L'orologio mi incialtra", "Ti è d'intralcio semmai..." *Facepalm e risate incontrollate*

"Odio i follower"

"Perchè voi gggiovani non rispondete mai al telefono?"

"L'ultimo wafer, regia di Martin ScorTese"



TO BE CONTINUED...

mercoledì 8 maggio 2013

Walking outside (Générique)

Sta piovendo.
E io mi sto bagnando fino al midollo. Mi dovrei maledire. Ho scordato l’ombrello a casa sua. Ma non solo quello: ho lasciato lì tutta la mia vita.
Non voglio tornarci, nemmeno per riprendermi quel fottuto ombrello. Troppi ricordi riaffiorerebbero. Ricordi che fanno male quanto un pugnale nel cuore. Preferisco infradiciarmi sotto la pioggia piuttosto che mettere piede di nuovo in quel posto.
Un auto passa a gran velocità su una pozzanghera, schizzando acqua dappertutto. Ecco fatto: adesso sì che sono proprio fradicio! Fanculo tutto!
Mi scosso l’acqua dai capelli e riprendo a camminare. C’è un vecchio sotto una tettoia. Si sta preparando per suonare la tromba. Mi avvicino, ben consapevole che non potrò dargli niente: anche il mio portafoglio è in quella casa, e io non voglio andare a riprendermelo. Tutti i passanti ignorano l’uomo, ma io sono l’unico fermo sul marciapiede a guardarlo. Lui si accorge di me e mi fa cenno di avvicinarmi.
«Ragazzo, cosa fai sotto questa pioggia? Non vorrai mica buscarti un raffreddore!» mi chiede con tono paterno,
«Ho dimenticato l’ombrello» rispondo io; il mio tono di voce sfiora l’indifferenza. Ormai non m’importa più un cazzo di niente.
«Capisco. Beh, se ti va puoi stare qui con me finché non smette»
«Grazie!».
Armeggia ancora con la tromba poi mi guarda.
«Vuoi che ti suoni qualcosa in particolare?»
«Beh, ecco…non so. Faccia lei. Per me non fa nessuna differenza»
«D’accordo. Suonerò qualcosa che si addice ad una persona come te» mi dice sorridendo. E inizia a suonare.
Il mio cuore fa un balzo…
Générique!
Senza nemmeno accorgermene, lacrime sottili cominciano a rigarmi il volto. Era proprio ciò che non volevo. Dannazione! Preferirei non provare nulla.
Cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo e ancora cazzo!
Il suo ricordo riaffiora alla mia mente. Le immagini si susseguono come un film in bianco e nero: tutti i momenti passati insieme, il suo viso dolce quando si svegliava, le sue labbra, la sua pelle vellutata che freme sotto il tocco delle mie mani, i suoi occhi blu cobalto, i suoi capelli morbidi, la sua risata…
Il mio cuore s’infrange in mille pezzi. Sento ancora lo stridio dei freni sull’asfalto e il suo grido lacerante: quell’incidente! Quel fottutissimo incidente! Se non fosse morto anche lui, avrei già ammazzato io quel figlio di puttana che guidava ubriaco. Spero con tutto me stesso che ora stia arrostendo a fuoco lento all’inferno. Lo spero davvero!
Générique!
Proprio la sua canzone preferita. Colonna sonora di tutti i nostri momenti insieme. Facevamo l’amore ascoltandola su quel giradischi mezzo rotto, sotto quella coperta di lana ispida, in un appartamento che ci crollava addosso. E mentre lei dormiva io scrivevo su un vecchio tavolo traballante, sotto una luce fioca, per evitare di svegliarla.
Ma adesso è finito tutto…
Vorrei tornare indietro nel tempo, ma so che non posso. Sono rimasto solo…solo con générique. Solo con quell’appartamento in rovina. Solo con quel fottuto tavolo fracassato. Solo con quelle coperte fastidiose. Solo con quel vecchio giradischi.
Il vecchio finisce di suonare e mi osserva. Un minuto? Due? Non lo so. Mi mette una mano sulla spalla, come se comprenda quanto dolore sto provando in questo momento. Non proferisce alcuna parola. Io lo guardo e sorrido. Per l’ultima volta. Perché oramai ho deciso. Fanculo a tutto e a tutti!
Mi asciugo gli occhi. Riprendo a camminare. Verso quella casa. È lì che tutto è cominciato. Ed è lì che tutto finirà.
Mentre cammino fischietto générique.

sabato 4 maggio 2013

Nightfall

Ad ogni passo sentivo le foglie secche frantumarsi sotto i miei piedi. Non vedevo a più di un centimetro dal mio naso. Davanti a me l’immenso buio della notte. Dietro di me, a qualche metro di distanza c’erano uomini con i fucili e cani al guinzaglio che mi cercavano senza sosta. 
Quella folle corsa non faceva che gravare sulla mia povera caviglia slogata. Ma purtroppo dovevo ignorarla: se mi avessero trovato, sicuramente mi avrebbero ammazzato come un cane. 
Mi fermai. Con il fiatone arrancai verso un albero, dove mi appoggiai. Tesi l’orecchio: non sentivo nient’altro che l’ululato del vento e il “uh uh” dei gufi. “forse hanno lasciato perdere” pensai. “no…non è possibile: mi seguirebbero in capo al mondo pur di uccidermi”. Il mio cuore batteva all’impazzata e le tempie mi pulsavano freneticamente. 
Alzai la testa: la luna era quasi piena. Ormai mancavano pochi giorni. La caviglia non era la sola a dolermi. Sentivo male nel profondo delle mie ossa. Ogni volta che si avvicinava la luna piena, il mio corpo mi faceva pesare ancora più stanchezza, rendendomi debolissimo, quasi incapace di alzarmi dal letto la mattina. 
Nel silenzio più assoluto, rotto solo dai rumori della notte, sentivo gli uomini che ancora mi cercavano. Poveretti! Non li biasimo per niente: chi vorrebbe avere un lupo mannaro per vicino di casa? Io stesso, se non fossi quello che sono, sarei con loro con il fucile sotto braccio. Ma io sono quello che sono, un lupo mannaro, e questo non cambierà mai fino a che vivrò. È vero: forse sono diverso da certi lupi mannari, ma la gente non mi guarda per quello che sono, si limita ad inseguirmi per ammazzarmi. 
Sentendo le loro voci avvicinarsi, mi addentrai ancora di più nella foresta, lasciando il sentiero maestro. Guidato solo dalla luce della luna trovai un angolino dove sedermi. Iniziai a massaggiarmi quella povera caviglia e alzai di nuovo la testa: la luna mi stava guardando sogghignando? O stava semplicemente sorridendo? Maledetta luna voltagabbana! Proprio tu che mi rendi un mostro ora mi fai da guida per la salvezza? 
Improvvisamente qualcosa si mosse dietro di me ed io iniziai a sudare freddo: “non è possibile che mi abbiano trovato!”. Lentamente mi voltai. Feci il giro del tronco e tutto quello che riuscii a trovare era un rametto secco. “Ma allora cos’era quel rumore?” non feci in tempo a darmi una risposta quando sentii un forte colpo alla schiena. 
Come al rallentatore, il mio corpo cadde piano e dolcemente. Alzai per l’ultima volta gli occhi e osservai la luna: “non ti smentisci mai, maledetta!”. 
E poi fu il buio.

Situazioni paradossali (2) con morale

Riprendo un mio vecchio post (del precedente blog), o meglio, cerco di ricordare a grandi linee quello che avevo scritto. Ennesima situazione paradossale, accaduta diversi fa, quando avevo (credo) 20 o 21 anni (booooh? Si vede che sto invecchiando!).


Narra la storia della prode Charlie, anima dallo stomaco senza fondo, in grado di spazzolarsi un intero barattolo (grande) di cipolle in agrodolce senza fatica, trangugiando la sua birra alla spina, trattenendo a fatica i rutti. Un giorno però accadde l'ineluttabile: la prode Charlie fu vittima di una cipolla di troppo...e patatrac! Tutto si svolse nella notte che precedette il giorno in cui la Charlie, al seguito della mutter e del papipapi, si sarebbe recata a votare. Mentre la nostra povera anima sventurata si beava tra le braccia di Morfeo, nei suoi sogni irruppe un certo (signor?) politico. La poveretta si vide quest'ombra, che torreggiava in fondo al suo letto, si stropicciò gli occhi e cercò di mettere a fuoco la sinistra (o in questo caso destra) figura: beh, più che figura era un figurino...manco arrivava a metà della porta. Tutto d'un tratto il proprietario della sinistra figur(ina) parlò: "Mi consenta di svegliarla. Lei deve andare a votare!". Era proprio lui! Silviettino! La prode Charlie sopporta tante cose, ma se c'è una cosa che proprio non manda giù è l'essere svegliata. Scuotendosi dagli occhi gli ultimi brandelli di sonno si rizzò sulle braccia e cominciò ad inveire contro quel nano invasato: "Senti un pò, ottavo nano! Non me ne frega un beneamato se soffri di complessi d'inferiorità, IO NON SONO MINORENNE! Ora fammi il grande piacere di fare il galantuomo e lasciar dormire questa donzella. Sciò!"

Alla parola "sciò" la prode Charlie si destò dal suo incubo, bestemmiando come uno scaricatore di porto, scatenando le ire funeste della mutter e del papipapi.
Il giorno dopo, il fatidico giorno del voto, la nostra sventurata eroina fu svegliata dal papipapi con la sua solita grazie d'elefante, che piombò in camera gridando: "Svegliati!! Non è possibile che tu dorma fino alle dieci!". Senza prendersi la briga di discutere, la Charlie uscì dal suo bozzo di coperte con delle borse di Vuitton al posto delle occhiaie. Dopo essersi rifocillata con un barile di caffè, la prode (ma sfigata) condottiera si vestì, borbottando un misto di insulti ed incantesimi potteriani. Dopo di che la FF (Famigliola Felice) si diresse verso il seggio elettorale nella scuola elementare. Appena varcato il cancello la fu-prode-ora-sfigata cavaliera avvertì una brezza gelida insinuarsi proprio in quella maledetta fessura che si era formata tra la sciarpa e il colletto della maglia. Consideriamo che, nonostante fosse aprile inoltrato, c'era un sole che spaccava le pietre; come conseguenza, la nostra condottiera aveva ben pensato "A che cavolo mi serve coprirmi? C'è il sole! Una sciarpina leggera e via". Mai considerazione fu più errata. Nel breve tragitto che separava la FF dal seggio, la nostra sfigata aveva già raggiunto livelli raffreddorifici da doppio "BABBA BIA!". Una volta arrivati alla scuola aveva già cominciato a sollevare nuvole di polvere a forza di starnuti. "Tutto bene? Hai il raffreddore?" chiede la mutter, "No no. E' che mi va di esprimermi a starnuti"...l'aria sarcastica che aleggiava non si riusciva a tagliare nemmeno con i coltelli dello Chef Tony. Una volta entrata nella cabina del seggio, la prode ma sfigata e raffreddata cavaliera impavida molla uno starnuto che fa volare la bellezza di 3 schede di voto, con conseguente terremoto che fa tremare non solo la cabina, ma anche mezza scuola. "E che caaaaaaETCI'!!", povera anima!
Inutile dire che una volta uscita fuori ella notò che tutto il mondo si era girato, guardando male la poverella, il cui naso ormai stava raggiungendo le dimensioni di un pomodoro ben maturo, rosso e panciuto. "Ghe gosa c'è? Bai sendido qualguno gon il raffreddore?", sbraitò la Charlie, ormai in preda ai deliri raffreddorifici, forse anche quasi febbrili. Curiosamente neanche la mutter o il papipapi avevano evitato di guardar male la prode condottiera...anche se ormai di prode aveva solo il naso, il suo coraggio leonesco era ormai andato a farsi una vacanza ad Hololulu con Mago Merlino ed ora sul petto della sua proprietaria c'era un cartello con scritto "Chiuso per mancanza di autostima". Per tutto il tragitto del ritorno la cavaliera senza macchia e con un raffreddore della madonna continuò a starnutire e bestemmiare ogni cinque passi. La Madonna di San Luca si affacciò alla finestra della basilica e gridò "Ma oooooh! Sto cercando di far dormire il bambinello!". Varcata la soglia della dimora della FF, la ex-coraggiosa condottiera si buttò per terra, baciando il pavimento polveroso e ingoiando qualche nuvoletta di polvere. Nel giro di tre nanosecondi si ritrovò a letto con una febbre da cavallo.


MORALE: Votare nuoce gravemente alla salute. E vista la situazione forse sarebbe stato meglio non andarci, sia adesso, che allora.