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sabato 4 maggio 2013

Nightfall

Ad ogni passo sentivo le foglie secche frantumarsi sotto i miei piedi. Non vedevo a più di un centimetro dal mio naso. Davanti a me l’immenso buio della notte. Dietro di me, a qualche metro di distanza c’erano uomini con i fucili e cani al guinzaglio che mi cercavano senza sosta. 
Quella folle corsa non faceva che gravare sulla mia povera caviglia slogata. Ma purtroppo dovevo ignorarla: se mi avessero trovato, sicuramente mi avrebbero ammazzato come un cane. 
Mi fermai. Con il fiatone arrancai verso un albero, dove mi appoggiai. Tesi l’orecchio: non sentivo nient’altro che l’ululato del vento e il “uh uh” dei gufi. “forse hanno lasciato perdere” pensai. “no…non è possibile: mi seguirebbero in capo al mondo pur di uccidermi”. Il mio cuore batteva all’impazzata e le tempie mi pulsavano freneticamente. 
Alzai la testa: la luna era quasi piena. Ormai mancavano pochi giorni. La caviglia non era la sola a dolermi. Sentivo male nel profondo delle mie ossa. Ogni volta che si avvicinava la luna piena, il mio corpo mi faceva pesare ancora più stanchezza, rendendomi debolissimo, quasi incapace di alzarmi dal letto la mattina. 
Nel silenzio più assoluto, rotto solo dai rumori della notte, sentivo gli uomini che ancora mi cercavano. Poveretti! Non li biasimo per niente: chi vorrebbe avere un lupo mannaro per vicino di casa? Io stesso, se non fossi quello che sono, sarei con loro con il fucile sotto braccio. Ma io sono quello che sono, un lupo mannaro, e questo non cambierà mai fino a che vivrò. È vero: forse sono diverso da certi lupi mannari, ma la gente non mi guarda per quello che sono, si limita ad inseguirmi per ammazzarmi. 
Sentendo le loro voci avvicinarsi, mi addentrai ancora di più nella foresta, lasciando il sentiero maestro. Guidato solo dalla luce della luna trovai un angolino dove sedermi. Iniziai a massaggiarmi quella povera caviglia e alzai di nuovo la testa: la luna mi stava guardando sogghignando? O stava semplicemente sorridendo? Maledetta luna voltagabbana! Proprio tu che mi rendi un mostro ora mi fai da guida per la salvezza? 
Improvvisamente qualcosa si mosse dietro di me ed io iniziai a sudare freddo: “non è possibile che mi abbiano trovato!”. Lentamente mi voltai. Feci il giro del tronco e tutto quello che riuscii a trovare era un rametto secco. “Ma allora cos’era quel rumore?” non feci in tempo a darmi una risposta quando sentii un forte colpo alla schiena. 
Come al rallentatore, il mio corpo cadde piano e dolcemente. Alzai per l’ultima volta gli occhi e osservai la luna: “non ti smentisci mai, maledetta!”. 
E poi fu il buio.

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