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mercoledì 12 settembre 2012

This must be the place

Credo siano passati più di tre mesi da quando avevo promesso di fare le mie recensioni. Beh, oggi, nonostante il caldo di Valencia, delle lezioni che incombono come uno stalker appiccicoso, ho deciso di fare un'altra recensione. Stavolta il film che anrdò a recensire è di stampo italiano, con coproduzione irlandese e francese. Sto parlando di "This must be the place", ultimo film di Paolo Sorrentino con protagonista (udite udite) Sean Penn (qui del tutto irriconoscibile). Lo dirò dopo cosa penso di questo film, ma penso sia chiaro.

Cheyenne (Penn) è una rockstar divenuta famosa negli anni 80. Ora vive a Dublino con la moglie (Frances McDormand). Nonostante si sia ritirato da anni dalla scena rock, Cheyenne si veste e si trucca come quando suonava. Sostanzialmente lui non fa niente, ogni tanto controlla le sue quotazioni in borsa. Molti suoi fan cercano di spingerlo a tornare a suonare, ma lui imperterrito afferma di non credere più nel potere del rock. 
Un giorno gli comunicano che suo padre, che vive a New York con il quale non parla da anni, è in punto di morte. Avendo paura dell'aereo Cheyenne va per nave, ma quando arriva scopre che il padre è già morto. Inoltre viene a sapere che il padre aveva passato la vita a cercare l'ufficiale nazista che lo aveva umiliato in campo di concentramento. Allora Cheyenne decide di terminare il lavoro cominciato dal padre e trovare l'ufficiale nazista.

La storia non presenta elementi molto innovativi, il rapporto conflittuale padre-figlio è stato trattato fino allo sfinimento. Ciò che rende speciale questo film è il suo protagonista, solo nella maggior parte delle scene. Tutto è curato nei minimi dettagli: il trucco, il modo di fare e soprattutto la lentezza di Cheyenne. Se l'avete visto probabilmente capirete di cosa sto parlando. Cheyenne si muove lentamente, parla lentamente, ha una risatina falsa alla Peter Griffin. Solo ogni tanto sbotta, come nella scena con David Byrne. Qualcuno direbbe che se la prende comoda, io invece penso che sia perchè non vuole fare niente con fretta, quindi si gode ogni secondo di ciò che gli capita. 
Fotografia stupenda, soprattutto negli spazi aperti e deserti; colonna sonora azzeccatissima (c'è lo zampino di David Byrne); attori molto bravi, sia personaggi minori che protagonisti. Un Sean Penn magistrale, che riesce a rendere perfettamente il concetto di rockstar decaduta. 
Ho finito gli aggettivi per descrivere questo film. Un assoluto capolavoro sul dramma interiore di una persona, sull'olocausto e su un figlio che cerca di recuperare il rapporto con suo padre, anche se è troppo tardi. 

Se non l'avete ancora visto, correte subito ai ripari...ne vale davvero la pena! Se non altro per vedere Sean Penn truccato come una rockstar!

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