Non ho parole per descrivere quanto quest'uomo fosse un mito per me. L'unica cosa che posso dire è che ieri è morta una leggenda...Addio Paul! Spero che lassù ti diano il permesso di farti una corsa in macchina...riposa in pace Spaccone!
domenica 28 settembre 2008
lunedì 22 settembre 2008
We need to laugh!
"Ricordati che l'uomo è fatto di polvere"(Gesù Cristo)
"...e più polvere c'è, più l'uomo è fatto" (Lapo Elkann)
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Il capo all'impiegato: -E' già la quinta volta che arriva tardi questa settimana; che cosa devo pensare?
-Che è venerdì!-
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-Rossi, lo so che il suo stipendio non è sufficiente per potersi sposare, ma un giorno me ne sarà riconoscente-.
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-Capo, posso uscire due ore prima oggi? Mia moglie vuole andare per negozi con me.-
-Non se ne parla nemmeno!-
-Grazie capo, lo sapevo che non mi avrebbe lasciato nei casini!-
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Un bagnino sulla spiaggia sta mangiando un super panino. Arriva un bambino albanese e gli dice: -Sono 3 giorni che non mangio.-
E lui: -bene, puoi far il bagno!-
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Guerra epica tra greci e siculi. Il capo dei greci esorta i suoi: -Avanti figli di Troia!-
E il capo dei siculi risponde: -Amuninni figghi i bottana!-
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Fra amiche. -Marisa, ma come hai fatto ad arrivare vergine al matrimonio?
E l'altra: -Culo, tanto culo!-
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Un bambino chiede alla zia: -Zia, perché non hai bambini?-
E lei: -Perché la cicogna non me li ha portati!-
Ed il bimbo risponde: -Cambiare uccello no?-
"...e più polvere c'è, più l'uomo è fatto" (Lapo Elkann)
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Il capo all'impiegato: -E' già la quinta volta che arriva tardi questa settimana; che cosa devo pensare?
-Che è venerdì!-
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-Rossi, lo so che il suo stipendio non è sufficiente per potersi sposare, ma un giorno me ne sarà riconoscente-.
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-Capo, posso uscire due ore prima oggi? Mia moglie vuole andare per negozi con me.-
-Non se ne parla nemmeno!-
-Grazie capo, lo sapevo che non mi avrebbe lasciato nei casini!-
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Un bagnino sulla spiaggia sta mangiando un super panino. Arriva un bambino albanese e gli dice: -Sono 3 giorni che non mangio.-
E lui: -bene, puoi far il bagno!-
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Guerra epica tra greci e siculi. Il capo dei greci esorta i suoi: -Avanti figli di Troia!-
E il capo dei siculi risponde: -Amuninni figghi i bottana!-
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Fra amiche. -Marisa, ma come hai fatto ad arrivare vergine al matrimonio?
E l'altra: -Culo, tanto culo!-
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Un bambino chiede alla zia: -Zia, perché non hai bambini?-
E lei: -Perché la cicogna non me li ha portati!-
Ed il bimbo risponde: -Cambiare uccello no?-
mercoledì 17 settembre 2008
GOOOOD MORNING!!!
Visto che il mio amico Gibbì ha elegantemente e deliberatamente mostrato il suo bel faccione (dopo aver fatto la permanente a rovescio) subito dopo il risveglio dal coma notturno, chi sono io per non mostrare la mia faccia da quadro di Picasso subito prima del caffè mattutino? Se siete deboli di cuore, meglio non guardare...

Era uno scherzo...Buahahahahahahahah
martedì 16 settembre 2008
Morte di un mito!
Ieri, 15 Settebre 2008, è venuto a mancare il grande tastierista dei Pink Floyd: Richard Wright, all'età di 65 anni. Riposa in Pace, Richard! Noi non ti dimenticheremo!
venerdì 5 settembre 2008
Alle quattro di quel Giovedì pomeriggio
Lo so, lo so...non è originale. Non lo è per niente. Anzi: è spudoratamente copiata. Ma quando ho sentito "accetta il consiglio per questa volta" di...boh non me lo ricordo...mi è venuta l'ispirazione e ci ho ricamato sopra una storia. Proprio quella storia...la storia di tutti. E la dedico a voi tutti che già sapete cosa si prova...il girono prima della maturità.
Alle quattro di quel giovedì pomeriggio
Quel giovedì passeggiavo per caso nel parco, ero soprappensiero, la borsa piena di libri gravava sulla mia povera schiena che implorava pietà. Oramai erano tre ore che era finito il mio ultimo anno di scuola; si avvicinavano gli esami di maturità: la cosa mi terrorizzava a morte. Tutte le persone che conoscevo erano contente di aver finito la scuola, ma nonostante l’eccitazione dei miei compagni e dei miei amici, non sentivo di far parte della loro felicità. Era strano quel pomeriggio non avevo la mia solita euforia. Spensi anche il cellulare. Non l’avevo mai fatto. Sentivo che c’era qualcosa nell’aria, qualcosa stava per accadere, un presentimento. “Mi sento come Romeo prima di incontrare Giulietta” pensai…ovviamente il paragone non calzava perfettamente, la situazione era diversa.
Ad un certo punto la mia schiena e le mie gambe lanciarono un gigantesco mayday e capii di essere al capolinea. Mi spaparanzai su una panchina, non troppo noncurante di dove finiva il mio zaino appena lanciato per terra. Non so quanto passò, un minuto? Un’ora? Chi lo sa! Probabilmente, con il vento che mi solleticava il viso asciugandomi il sudore sulla fronte, mi addormentai, ma non ricordo bene.
Aprii gli occhi e cominciai ad osservare le nuvole quando arrivò un uomo anziano che somigliava vagamente al mio defunto nonno: era alto poco più di me, i capelli neri con qualche spruzzo di grigio qua e là, grandi occhiali e immancabile sigaretta tra l’indice e il medio. «È occupato? » mi chiese, «no, prego» risposi sedendomi e raccattando la cartella. Osservai la persona al mio fianco: era maledettamente uguale al nonno, perfino la voce era la stessa; Io in realtà non l’ho mai conosciuto, è morto più di dieci anni prima della mia nascita, ma me ne avevano parlato tantissimo…quasi lo conoscevo. Poi la voce dell’uomo mi riportò sulla terra.
«Quanti anni hai? »
«diciannove»
«finito la scuola?»
«sì, oggi»
«adesso c’è la maturità. Paura?»
«tanta»
«ma poi? Che farai?»
«non lo so», non lo sapevo veramente! Ci avevo pensato una miriade di volte arrivando sempre alla stessa conclusione: la mia indecisione non ha limiti.
Ad un tratto il vecchio mi mise una mano sulla spalla e iniziò a parlarmi:
«Goditi potere e bellezza della tua gioventù. Non ci pensare. Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite. Ma credimi, tra vent’anni guarderai quelle tue vecchie foto in un modo che non puoi immaginare adesso. Quante possibilità avevi di fronte e che aspetto magnifico avevi. Non eri per niente grasso come ti sembrava.
Non preoccuparti del futuro. Oppure preoccupati, ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un equazione algebrica. I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non ti erano mai passate per la mente, di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio. Fa una cosa ogni giorno che sei spaventato: canta!
Non essere crudele col cuore degli altri, non tollerare la gente che è crudele col tuo. Non perdere tempo con l’invidia. A volte sei in testa, a volte resti indietro. La corsa è lunga e alla fine è solo con te stesso. Ricorda i complimenti che ricevi, scordati gli insulti. Se ci riesci veramente dimmi come si fa. Conserva tutte le vecchie lettere d’amore, butta i vecchi estratti conto. Rilassati! Non sentirti in colpa se non sai cosa fare della tua vita. Le persone più interessanti che conosco a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita. I quarantenni più interessanti che conosco ancora non lo sanno.
Sii gentile con le tue ginocchia. Quando saranno partite ti mancheranno. Forse ti sposerai o forse no. Forse avrai figli o forse no. Forse divorzierai a quarant’anno, forse ballerai con lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio. Comunque vada non congratularti troppo con te stesso, ma non rimproverarti neanche. Le tue scelte sono scommesse come quelle di chiunque altro. Goditi il tuo corpo. Usalo in tutti i modi che puoi. Senza paura e senza temere quel che pensa la gente. È il più grande strumento che potrai mai avere. Balla! Anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno. Leggi le istruzioni, anche se poi non le seguirai. Non leggere le riviste di bellezza, ti faranno solo sentire orrendo.
Cerca di conoscere i tuoi genitori, non puoi sapere quando se ne andranno per sempre. Tratta bene i tuoi fratelli, sono il miglior legame con il passato e quelli che più probabilmente avranno cura di te in futuro. Renditi conto che gli amici vanno e vengono, ma alcuni, i più preziosi, rimarranno. Datti da fare per colmare le distanze geografiche e di stili di vita perché più diventi vecchio, più hai bisogno delle persone che conoscevi da giovane.
Sii cauto nell’accettare consigli, ma sii paziente con chi li dispensa. I consigli sono una forma di nostalgia. Dispensabili è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio, ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte e riciclarlo per più di quel che valga. Ma accetta il consiglio…per questa volta»
E come era venuto, mio nonno sparì.
Ormai l’avevo capito. Lo spirito di mio nonno era venuto in quel parco, alle quattro di quel giovedì pomeriggio, per dirmi di non sprecare la mia vita e di viverne ogni attimo come fosse l’ultimo.
Guardai le nuvole in cielo…sorrisi come non avevo mai fatto.
Ora so cosa voglio fare. E lo farò.
Alle quattro di quel giovedì pomeriggio
Quel giovedì passeggiavo per caso nel parco, ero soprappensiero, la borsa piena di libri gravava sulla mia povera schiena che implorava pietà. Oramai erano tre ore che era finito il mio ultimo anno di scuola; si avvicinavano gli esami di maturità: la cosa mi terrorizzava a morte. Tutte le persone che conoscevo erano contente di aver finito la scuola, ma nonostante l’eccitazione dei miei compagni e dei miei amici, non sentivo di far parte della loro felicità. Era strano quel pomeriggio non avevo la mia solita euforia. Spensi anche il cellulare. Non l’avevo mai fatto. Sentivo che c’era qualcosa nell’aria, qualcosa stava per accadere, un presentimento. “Mi sento come Romeo prima di incontrare Giulietta” pensai…ovviamente il paragone non calzava perfettamente, la situazione era diversa.
Ad un certo punto la mia schiena e le mie gambe lanciarono un gigantesco mayday e capii di essere al capolinea. Mi spaparanzai su una panchina, non troppo noncurante di dove finiva il mio zaino appena lanciato per terra. Non so quanto passò, un minuto? Un’ora? Chi lo sa! Probabilmente, con il vento che mi solleticava il viso asciugandomi il sudore sulla fronte, mi addormentai, ma non ricordo bene.
Aprii gli occhi e cominciai ad osservare le nuvole quando arrivò un uomo anziano che somigliava vagamente al mio defunto nonno: era alto poco più di me, i capelli neri con qualche spruzzo di grigio qua e là, grandi occhiali e immancabile sigaretta tra l’indice e il medio. «È occupato? » mi chiese, «no, prego» risposi sedendomi e raccattando la cartella. Osservai la persona al mio fianco: era maledettamente uguale al nonno, perfino la voce era la stessa; Io in realtà non l’ho mai conosciuto, è morto più di dieci anni prima della mia nascita, ma me ne avevano parlato tantissimo…quasi lo conoscevo. Poi la voce dell’uomo mi riportò sulla terra.
«Quanti anni hai? »
«diciannove»
«finito la scuola?»
«sì, oggi»
«adesso c’è la maturità. Paura?»
«tanta»
«ma poi? Che farai?»
«non lo so», non lo sapevo veramente! Ci avevo pensato una miriade di volte arrivando sempre alla stessa conclusione: la mia indecisione non ha limiti.
Ad un tratto il vecchio mi mise una mano sulla spalla e iniziò a parlarmi:
«Goditi potere e bellezza della tua gioventù. Non ci pensare. Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite. Ma credimi, tra vent’anni guarderai quelle tue vecchie foto in un modo che non puoi immaginare adesso. Quante possibilità avevi di fronte e che aspetto magnifico avevi. Non eri per niente grasso come ti sembrava.
Non preoccuparti del futuro. Oppure preoccupati, ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un equazione algebrica. I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non ti erano mai passate per la mente, di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio. Fa una cosa ogni giorno che sei spaventato: canta!
Non essere crudele col cuore degli altri, non tollerare la gente che è crudele col tuo. Non perdere tempo con l’invidia. A volte sei in testa, a volte resti indietro. La corsa è lunga e alla fine è solo con te stesso. Ricorda i complimenti che ricevi, scordati gli insulti. Se ci riesci veramente dimmi come si fa. Conserva tutte le vecchie lettere d’amore, butta i vecchi estratti conto. Rilassati! Non sentirti in colpa se non sai cosa fare della tua vita. Le persone più interessanti che conosco a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita. I quarantenni più interessanti che conosco ancora non lo sanno.
Sii gentile con le tue ginocchia. Quando saranno partite ti mancheranno. Forse ti sposerai o forse no. Forse avrai figli o forse no. Forse divorzierai a quarant’anno, forse ballerai con lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio. Comunque vada non congratularti troppo con te stesso, ma non rimproverarti neanche. Le tue scelte sono scommesse come quelle di chiunque altro. Goditi il tuo corpo. Usalo in tutti i modi che puoi. Senza paura e senza temere quel che pensa la gente. È il più grande strumento che potrai mai avere. Balla! Anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno. Leggi le istruzioni, anche se poi non le seguirai. Non leggere le riviste di bellezza, ti faranno solo sentire orrendo.
Cerca di conoscere i tuoi genitori, non puoi sapere quando se ne andranno per sempre. Tratta bene i tuoi fratelli, sono il miglior legame con il passato e quelli che più probabilmente avranno cura di te in futuro. Renditi conto che gli amici vanno e vengono, ma alcuni, i più preziosi, rimarranno. Datti da fare per colmare le distanze geografiche e di stili di vita perché più diventi vecchio, più hai bisogno delle persone che conoscevi da giovane.
Sii cauto nell’accettare consigli, ma sii paziente con chi li dispensa. I consigli sono una forma di nostalgia. Dispensabili è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio, ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte e riciclarlo per più di quel che valga. Ma accetta il consiglio…per questa volta»
E come era venuto, mio nonno sparì.
Ormai l’avevo capito. Lo spirito di mio nonno era venuto in quel parco, alle quattro di quel giovedì pomeriggio, per dirmi di non sprecare la mia vita e di viverne ogni attimo come fosse l’ultimo.
Guardai le nuvole in cielo…sorrisi come non avevo mai fatto.
Ora so cosa voglio fare. E lo farò.
lunedì 1 settembre 2008
Dubbi e Controdubbi (pensieri di una pazza)
Quest'estate si è rivelata disastrosa sotto molti punti di vista, alcuni dei quali fin troppo familiari: il mio solito studiare come una dannata per dare gli ultimi due esami a settembre. Ma non è stata questa la ragione delle mie orribili vacanze. E non sono stati nemmeno gli insuccessi scolastici a rovinarmi il riposo che-ahimè- mi sono meritata, ma non ho ottenuto. Intendiamoci: aver passato solo 2 esami su 4 non mi ha fatto certo sentire al settimo cielo...tutt'altro!
Ma il peggio, nonchè batosta finale, si è verificato durante la prima settimana di agosto, in occasione della "vacanza" in un campeggio con i miei amici.
Avete presente cosa vuol dire "fare il reggimoccola" tra tre coppiette felici, di cui due che passano la maggior parte del tempo a ****** e/o sbaciucchiarsi ogni due secondi? Provate anche solo a pensare per un secondo cosa si può provare in una situazione simile...non ci sono parole per descriverlo. Avrei voluto prendere una pistola e ammazzarli tutti! Mi sentivo una sorta di intrusa...una comoda intrusa. Il mostro dentro il mio stomaco non ha fatto che urlare e ruggire per tutto il tempo.
A questo punto sorge quasi spontanea la domanda: ma chi te l'ha fatto fare? E io rispondo: nessuno! Ma che ne sapevo che due dei sette componenti della brigata si sarebbero messi insieme PROPRIO quella settimana? A meno che io non sia Nostradamus (o nel mio caso Cassandra) non me lo potevo davvero immaginare.
Tornata infinitamente depressa, mi sono concessa una "vacanzina" con i miei giù nelle Marche. Con il solo "manuale breve di diritto dell'unione europea" e qualche racconto di Bukowski come compagnia, mi sono nuovamente rifugiata dietro quel muro di vaga indifferenza tipica del mio carattere. Il mostro che viveva dentro il mio stomaco, dopo giorni di continui ruggiti, aveva finalmente smesso di tormentarmi e io ho potuto passare delle notti tranquille. Adesso che ragiono a mente fredda, mi rendo conto che non avevo un mostro che urlava nello stomaco, ma un principio di gastrite. Sì sì avete capito bene...quella settimana infernale mi ha fatto venire la gastrite. Inutile dire che ogni piccola inezia non faceva altro che provocarmi bruciore allo stomaco. Credevo che fosse il mio vero io (o meglio la mia essenza, la mia anima), che urlava a squarciagola dentro di me...forse era davvero così, ma chi può dirlo? Ormai non ci voglio più pensare: quel che è stasto è stato e il tempo è la cura ideale per tutto.
In queste ultime settimane sono stata poco più di un fantasma. Ed ora sono qui, alle tre del mattino, che scrivo con il solo computer come luce, ascoltando "Fullmoon". Ancora una volta ho trovato la mia salvezza nella musica...tanto per cambiare!
Spero che le vostre vacanze siano andare meglio delle mie!
Ma il peggio, nonchè batosta finale, si è verificato durante la prima settimana di agosto, in occasione della "vacanza" in un campeggio con i miei amici.
Avete presente cosa vuol dire "fare il reggimoccola" tra tre coppiette felici, di cui due che passano la maggior parte del tempo a ****** e/o sbaciucchiarsi ogni due secondi? Provate anche solo a pensare per un secondo cosa si può provare in una situazione simile...non ci sono parole per descriverlo. Avrei voluto prendere una pistola e ammazzarli tutti! Mi sentivo una sorta di intrusa...una comoda intrusa. Il mostro dentro il mio stomaco non ha fatto che urlare e ruggire per tutto il tempo.
A questo punto sorge quasi spontanea la domanda: ma chi te l'ha fatto fare? E io rispondo: nessuno! Ma che ne sapevo che due dei sette componenti della brigata si sarebbero messi insieme PROPRIO quella settimana? A meno che io non sia Nostradamus (o nel mio caso Cassandra) non me lo potevo davvero immaginare.
Tornata infinitamente depressa, mi sono concessa una "vacanzina" con i miei giù nelle Marche. Con il solo "manuale breve di diritto dell'unione europea" e qualche racconto di Bukowski come compagnia, mi sono nuovamente rifugiata dietro quel muro di vaga indifferenza tipica del mio carattere. Il mostro che viveva dentro il mio stomaco, dopo giorni di continui ruggiti, aveva finalmente smesso di tormentarmi e io ho potuto passare delle notti tranquille. Adesso che ragiono a mente fredda, mi rendo conto che non avevo un mostro che urlava nello stomaco, ma un principio di gastrite. Sì sì avete capito bene...quella settimana infernale mi ha fatto venire la gastrite. Inutile dire che ogni piccola inezia non faceva altro che provocarmi bruciore allo stomaco. Credevo che fosse il mio vero io (o meglio la mia essenza, la mia anima), che urlava a squarciagola dentro di me...forse era davvero così, ma chi può dirlo? Ormai non ci voglio più pensare: quel che è stasto è stato e il tempo è la cura ideale per tutto.
In queste ultime settimane sono stata poco più di un fantasma. Ed ora sono qui, alle tre del mattino, che scrivo con il solo computer come luce, ascoltando "Fullmoon". Ancora una volta ho trovato la mia salvezza nella musica...tanto per cambiare!
Spero che le vostre vacanze siano andare meglio delle mie!
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