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20th Century Charlie-It's only a Teenage Wasteland by Doc_Charlie is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.

giovedì 4 giugno 2015

MESSAGGIO IMPORTANTE!

Messaggio importante a tutti i lettori di questo blog: 20th Century Charlie-It's only a Teenage Wasteland chiude! Ma ovviamente il monto del blogging farà sempre parte di me. Infatti da oggi (4 giugno 2015) mi potrete trovare su Tumblr con un nuovo blog . Lì troverete non soltanto i vecchi post di questo blog, ma anche tutta la mia nuova produzione. E fra poco tempo potrete anche visitare il mio sito web, dal quale si potrà accedere anche al nuovo blog.
Blogger ti ho voluto bene e mi mancherai

A presto ragazzi! Ci vediamo su Tumblr!

PER ACCEDERE AL NUOVO BLOG CLICCATE QUI

lunedì 16 marzo 2015

Alle due di notte

L’orologio a muro segnava le 2 passate. Il rumore delle lancette rimbombava nella centrale sud, apparentemente deserta. Non volava una mosca. I ragazzi della scientifica stavano lavorando su dei campioni di tessuto nell’ufficio tre. Due ragazzetti freschi freschi di diploma che lavoravano al minimo sindacale per farsi le ossa e sbarcare il lunario. Nessuno li aveva informati che il caso era stato risolto due giorni prima, solo per vedere quanto ci avrebbero messo per analizzare i campioni ed arrivare alla soluzione.
Nell’ufficio quattro il ventilatore ronzava al massimo ed era puntato dritto sul collo di Johnny, intento a leggere un fumetto, fumando una sigaretta, madido di sudore dalla testa ai piedi. Sam sbadigliò, i piedi sulla scrivania e la camicia intrisa di sudore. Anche se era notte inoltrata, quel caldo soffocante non dava tregua da ormai due settimane. Forse, se fossero stati fuori dalla centrale, i due uomini avrebbero trovato un po’ di refrigerio. Ma gli ordini erano ordini, e i turni erano turni: dovevano piantonare le proprie scrivanie, anche se non c’era nemmeno l’ombra di un criminale o di attività illegali nel raggio di 20 chilometri. Perfino i malviventi si rifiutavano di muoversi per il troppo caldo.
«Ehi Dennington!! Fai girare quel cazzo di ventilatore! Qui non si respira» disse Sam spazientito.
«Guarda che non sei a 10 chilometri, sei solo a un metro da me. È impossibile che non ti arrivi un po’ d’aria, genio!» rispose Johnny, senza alzare lo sguardo dal suo fumetto.
«Attento a come parli, ragazzino! Va bene che siamo amici, ma sono pur sempre un tuo superiore!» disse Sam arrabbiato. Johnny alzò gli occhi e guardò l’uomo. Non aveva voglia di litigare e lo accontentò.
«Va bene, va bene. Scusa! Vieni qui se ti va!» disse alzandosi. Subito sentì un fiotto caldo partirgli dalla testa, ben consapevole che non si trattava dell’afa. Sam si mise al suo posto ed esclamò: «aaaaaah! Adesso sì che si sta bene!». Si mise le mani dietro la nuca e appoggiò con la grazia di un elefante i piedi sulla scrivania di Johnny, «Eh caro Dennington! Hai ancora molto da imparare: gli ordini dei superiori non si discutono».
Lo voleva provocare.

Johnny si era seduto al posto di Sam, apparentemente indifferente alla sua provocazione. Continuò a leggere il suo fumetto in tutta tranquillità, ma gli occhi erano brucianti di rabbia. Sam lo provocava spesso, forse per affermare la sua superiorità, forse per farlo arrabbiare o semplicemente per fare lo spaccone. Probabilmente anche il fatto che si stesse frequentando con la madre di Johnny non contribuiva per niente. In quegli ultimi tempi Sam era più stronzo del solito con il ragazzo. Johnny era solito ignorarlo, anche da quando sua madre aveva cominciato ad uscirci, ma quella notte non riuscì a lasciar correre. Nella sua mente si susseguivano immagini di quell’uomo e sua madre a letto insieme. Per quanto ci provasse, Johnny non riusciva a non sentire quel grugnire, quei gemiti soffocati e quell’incessante cigolio delle molle del letto. Non riusciva a cancellarsi dalla mente l’immagine di Sam mezzo nudo nella cucina di casa sua, trattandolo fosse un bambino di tre anni per far bella figura con sua madre. Ma sul lavoro era tutta un’altra cosa: un incessante susseguirsi di prese in giro, provocazioni ed umiliazioni, sia quando erano soli, che con gli altri colleghi.
«Tzk! Sei mio superiore solo quando ti fa comodo…» mormorò il ragazzo a mezza bocca, «Però quando si tratta di andare a letto con mia madre fai l’amicone». Quest’ultima frase la disse troppo forte e Sam lo sentì.

In un attimo Johnny venne scaraventato per terra, i piedi dell’altro sul petto. Sam era rosso dalla rabbia e pareva dovesse esplodere da un momento all’altro.
«Sam…» fece per rispondere Johnny, ma non fece in tempo a proferire altra parola che un pugno ben assestato lo colpì dritto in faccia, seguito a ruota da un calcio nello stomaco. Johnny si rannicchiò in posizione fetale, premendosi una mano sullo stomaco, e alzò gli occhi. Sam era ancora in piedi sopra di lui. Pareva che gli uscisse il fumo dalle orecchie da quanto era furioso. L’uomo si abbassò sul ragazzo, prendendolo per il viso con una mano. Johnny sentì il suo fiato caldo sul viso. Tentò di muoversi, ma Sam era completamente abbandonato sopra il suo corpo, con tutti i suoi 100 Kg di stazza, impedendogli di muoversi.
«Non me ne frega un cazzo di quello che pensa il tuo cervello da ragazzino, ma qui dentro comando io. E tu mi devi obbedire, altrimenti dovrò costringerti a farlo con le maniere forti!»
Johnny non rispose. Nessun muscolo del suo corpo osò muoversi. Quei pochi istanti che passarono parvero ere geologiche.

«HAI CAPITO?» gridò Sam improvvisamente, sputacchiando saliva sul viso del ragazzo inerme. Johnny continuò a non rispondere, fissandolo con uno sguardo misto a terrore ed odio.


Continua...

lunedì 2 marzo 2015

Ti cerco...

Ti cerco nella notte

Dove sei?

Non ti trovo

Vorrei finalmente trovarti

Guardo ovunque

Ma tu non ci sei

Sento la tua presenza in questa casa

Fra le lenzuola del letto

Sul divano

Davanti alla porta

Ti cerco ovunque

Ma tu non ci sei

Sento il vuoto

Un vuoto che puoi colmare solo tu

Se ti potessi trovare

Se solo riuscissi a trovarti

La mia vita sarebbe completa

Ma tu non ci sei

Dova sei?






Fottuto calzino spaiato!

lunedì 16 febbraio 2015

Drin Drin

"Drin drin"
"Pronto?"
"Dov'eravate ieri sera?"
"Eravamo fuori tutti quanti"
"Come dei balconi?"
"Ah, quello sempre!"

"Drin drin"
"Pronto?"
"Buongiorno piccola, c'è la mamma in casa?
"Guardi che io avrei 25 anni!"
"Ah mi scusi! Sono M. e chiamo da parte di..."
"No guardi, si è già persa l'occasione chiamandomi piccola. Qualunque cosa voglia vendermi non mi interessa"
*clic*

"Drin drin"
"Pronto?"
"Ehi cornutone! Come va la vita?
"Cornuto a chi?? Maleducato!"
"Ma come, non sei Gigi?"
"Le sembro un uomo, per caso?"
"Ehm...credo di aver sbagliato numero"
"Credo anche io"

"Drin drin"
"Pronto?"
"ahaiuhf7438y4bcisa8fuéççéçèèfòè"
"Ho capito proprio tutto"

"Drin drin"
"Pronto?"
"Buongiorno signora, sono A. e chiamo da parte di T. le interesserebbe acquistare...
"Io cameriera filipina, signori fuori, io fa pulizie, chiama altra volta"
*clic*

"Drin drin"
"Pronto?"
"Sei a casa?"
"Non per fare la puntigliosa, ma hai EFFETTIVAMENTE chiamato a casa. Quindi, logicamente, è ovvio che sono a casa"
"Sì ok, ma sei a casa?"
"No, sono al bar, questa è una voce registrata"

"Drin drin"
"Pronto?"
"Pronto?"
"Chi parla?"
"Chi è?"
"Scusi, ha chiamato lei! Chi è lei? Cosa vuole?"
"Prima mi dica chi è lei?"
"Tua nonna in carriola, ecco chi sono!"
*clic*

"Drin drin?"
"Pronto?"
"Nonna sei tu?"
"NONNA???!?!"
"Non sei nonna?"
"Piccolo mio, avrò sì e no 20 anni più di te, non posso essere tua nonna"
"Mi dai il numero di nonna?"
"Della mia o della tua?"
"Della mia!"
"Non ce l'ho, ma se vuoi ti presto la mia di nonna, è uno spasso"
"Ok"

"Drin drin"
"Pronto?"
"Che cazzo fai stasera?"
"Chiedimelo con più garbo, deficiente!"
"Mi scusi, maestà..."
"Fottiti, esimia testa di cazzo!"
*clic*

"Drin drin"
"Pronto"
"Testimoni di Geova, la fine è vicina!"
"Oh cazzo!"

lunedì 26 gennaio 2015

Story of a (bad) film

Ormai è passato più di un anno da quando ho realizzato il mio primo cortometraggio. Ero ansiosa di provare la reflex che mi era arrivata da poco, desiderosa di mettermi subito alla prova come filmmaker. 
Questo film è nato in questo modo così bislacco. Avevo sentito parlare di un festival dove anche i dilettanti potevano partecipare e avevo un'idea in testa. L'arrivo della reflex ha contribuito a fomentare questo mio desiderio. Ma come disse un vecchio saggio: "Puoi avere la telecamera più figa del mondo, ma se non la sai usare, tanto vale girare col telefonino". Da quel terminator che sono non me ne importava nulla: nozioni di base come il bilanciamento del bianco, l'esposizione, la temperatura colore e compagnia bella erano ancora arabo. In fondo che me ne importava? Avevo finalmente la mia reflex e un'idea in testa. 
Cominciai a girare delle scene così, a caso, senza curarmi di dove andavo a finire. Ovviamente dopo un pò di riprese cominciai a pensare "ma adesso che faccio?". E qui, signori miei, si finì davanti alla scrivania a buttare giù fiumi di parole su un vecchio quadernino sgangherato: nel giro di qualche giorno terminai la sceneggiatura e feci un primo premontaggio. 
Ma come qualsiasi cortometraggio che si rispetti mi serviva della musica, e non quelle musichette che si scaricano da internet, nè tantomeno qualche canzone protetta da diritti d'autore. Da musicista dilettante quale sono io non potevo certo affidarmi a quelle quattro canzonette che strimpello, prima di tutto perchè in tutta la mia vita musicale avrò scritto sì e no due canzoni. Decisamente non ero all'altezza di tale compito, quindi chiesi l'aiuto di un mio amico, un bravissimo musicista di nome Manuel. Dopo la visione del premontaggio, Manuel decide di darmi una mano (nel vero senso della parola) nella composizione delle musiche e nella sceneggiatura. Abbiamo passato tante giornate a casa sua a strimpellare la chitarra e la tastiera, a registrare le voci, ad impostare la recitazione delle voci fuori campo. 

Il risultato è quello che vedete. 
A pensarci ora, più di un anno dopo la realizzazione di questo cortometraggio, mi rendo conto che potevo fare meglio, potevo girare immagini migliori, potevo fare più prove di color correction. Potevo...ma con i "ma" e con i "se" non si conclude mai nulla. Volevo provare, non ho fallito, ma posso fare di più. Grazie a questo film ho potuto conoscere meglio me stessa e ciò che voglio fare, anche se vivo in un mondo che da poche possibilità. Ho imparato molto su come si recita con la sola voce, ho imparato quanto può essere potente ogni singola nota musicale, se accompagnata dalla giusta immagine, ho imparato che affidarsi ad altre persone non è sempre un male. 
Ho imparato a camminare un pò meglio...


mercoledì 31 dicembre 2014

Cronache da "The Imitation Game"

Avevo promesso tanti nuovi post, ma ultimamente le idee mancano (purtroppo). Dico sempre le stesse cose, sono troppo ripetitiva...forgive me!
Ma non tutto è perduto, ritorno alla grande con una nuova recensione, e che recensione! No perchè, non so voi, ma io aspettavo questo film da un bel pò di tempo, amleno dai primi di novembre. Si sa che noi italiani dobbiamo essere sempre gli ultimi della fila, quindi mentre gli inglesi e gli americani già decantavano quanto fosse bello questo film, noi poveri italiani stavamo ancora lì con la bava alla bocca, dicendo "Dove? Quando? Ma quando arriva?". Di che film sto parlando? Provate a leggere il titolo del post: The Imitation Game, film di produzione anglo-americana, scritto da un americano, diretto da un norvegese e recitato da un cast interamente britannico, primo fra tutti Benedict Cumberbatch (già in odore di grandi premi), seguono Keira Knightley, Matthew Goode, Mark Strong, Charles Dance (Tywin Lannister docet) ed altri. Mancano pochi giorni all'uscita di questo film, ma già si presenta bene, non solo per quanto riguarda il cast tecnico ed artistico, ma anche dal punto di vista della critica: quest'estate The Imitation Game ha vinto il festival di Toronto, è stato presentato al London Film Festival ed ha già ricevuto diverse nomination ai SAG awards ed ai Golden Globe. 
Chi sono io per farmelo sfuggire? La (santa) Cineteca di Bologna lo ha presentato in anteprima due giorni fa e naturalmente io c'ero (appena tornata da Londra, un mal di testa lancinante, un freddo che si vedevano i pinguini passeggiare per la città...ma questi sono dettagli insignificanti).


La storia narra della tragica vita (vera) di Alan Turing, il genio matematico che, durante la seconda guerra mondiale, decifrò il famigerato codice Enigma, ideato dai Nazisti per comunicare le loro operazioni militari in forma segreta, creando una macchina progenitrice del computer, un calcolatore chiamato Bomba (nel film Christopher): oggi Turing è considerato uno dei padri (se non l'unico padre) dell'informatica moderna. Già dal titolo ci si può rendere conto di essere di fronte ad un film dove il "gioco dell'imitazione" la fa da padrone: non solo il gruppo di esperti che tentano di decifrare il codice Enigma devono farlo nella maniera più segreta possibile, ma anche il nostro protagonista deve mentanere il segreto sulla sua diversità, in una società che "sforna eccentrici e poi li confina ai margini del proprio rigido e ottuso conformismo". Il film, strutturato in flashback che vanno dall'infanzia del protagonista al suo lavoro sul codice Enigma, comincia a Manchester nei primi anni '50: Turing viene arrestato per atti osceni in quanto omossessuale e racconta all'ispettore che lo interroga ciò che ha fatto durante la guerra, rivelando fatti di cui nessuno era a conoscenza. Il suo arrivo a Bletchley Park ed il lavoro sul codice Enigma e la costruzione della macchina Christopher. Grazie al contributo di Turing e del gruppo di esperti assoldati per la decriptazione del codice Enigma, la guerra venne accorciata di due anni e 14 milioni di persone vennero salvate. Un "lieto" fine, ma non per il nostro genio incompreso.
In quanto omosessuale, Turing fu condannato ad una terapia ormonale, che lo castrò chimicamente e lo spinse al suicidio a soli 41 anni, mangiando una mela avvelenata al cianuro (si vocifera che la famosa "mela" della Apple sia proprio un omaggio ad Alan Turing).

Schiacciata in mezzo ad una mandria di "maniaci cinefili" che sgomitavano per entrare in sala (le cose che non si fanno per passione!), improvvisandomi maschera per cinque minuti, sono riuscita ad entrare e godermi questo magnifico film (rigorosamente in lingua originale), finendo con lo stomaco contorto e chiuso. Sapevo a grandi linee chi era Alan Turing, sapevo della storia del codice Enigma, ma non l'avevo vissuta. Il dramma di un uomo costretto a nascondere la sua diversità, in un mondo che non aveva ancora quella larghezza di vedute che aveva lui e che farà sì che egli si sacrifichi per la salvezza altrui, è un elemento che ha ancora molto potere sulle mie emozioni. The Imitation Game è un film potente, forse anche troppo, un film che fa scaturire tanta rabbia. Perchè di fronte ad un genio incompreso, che ha dato così tanto all'umanità che in cambio l'ha emarginato ed ucciso, non si può restare impassibili. La tragedia del genio incompreso l'abbiamo vista in tanti film e letta in altrettanti libri, ma questo è realtà. Una realtà che fa quasi male. Questo non è un film sulla matematica, è un film sull'ingiustizia di una società che teme tutto ciò che è diverso, è un film su un uomo che ha avuto il coraggio di farsi avanti, pagandone un caro prezzo. Non mi dilungo oltre...sono sull'orlo delle lacrime.
La bravura degli attori è un qualcosa che mi ha lasciata di sgomento, primo fra tutti Benedict Cumberbatch, perfettamente calato nella parte del prodigio sociopatico (Sherlock Holmes docet), fragile e sensibile, capace di decriptare un indecifrabile codice nazista, ma incapace di decifrare il comportamento umano. Cumberbatch sta dando prova di essere un attore di grande stampo e versatilità e questa sua bravura traspare dallo schermo: quando piange si vede che lo sta facendo per davvero e tu, spettatore, stai soffrendo insieme a lui. Seguono gli altri attori, altrettanto bravi: Keira Knightley, magistrale donna moderna dei nostri tempi, che si fa largo sgomitando in un mondo di soli uomini; Matthew Goode, grande tombeur de femmes e geniale campione di scacchi; Charles Dance, incazzoso ufficiale della Marina che per certi versi ricorda il suo alter-ego Tywin Lannister di Game of Thrones. Buona la regia, scenografia curata nei minimi dettagli, nonostante qualche scivolone sulle scene di guerra, che ho trovato un pò troppo cariche di effetti speciali, musiche emozionanti. 

Un film da vedere assolutamente, per imparare quanto gli esseri umani possono essere meschini di fronte ad un grande dono come quello che Alan Turing gli ha dato.
Un buon modo per cominciare il nuovo anno.

Buon anno a tutti!

lunedì 27 ottobre 2014

Third Star

Rieccomi qua, dopo uno stupendo viaggio in Irlanda (a breve ve lo racconterò) e con già i bagagli pronti per una nuova avventura. 
Da diverso tempo non mi cimento in una nuova recensione, è giunto il momento di ricominciare. Quale occasione migliore se non un film che in Italia non è mai arrivato (per ulteriori informazioni leggete i Consigli per gli acquisti in fondo al post), neanche in televisione (che straaaaaaaano!). Sto parlando di Third Star, film del 2010 diretto da Hattie Dalton con protagonista (udite udite) Benedict Cumberbatch, prodotto dalla BBC films. Prima di cominciare con la storia vi do un piccolo avvertimento: se siete persone con le lacrime sempre in tasca, evitate accuratamente la visione di questo film, in quanto densissimo di emozioni che fanno scoppiare in lacrime persino coloro che possiedono un cuore di pietra. La sottoscritta è (quasi) scoppiata in lacrime, cosa che non succedeva dalla notte dei tempi (probabilmente da almeno quindici anni). Detto ciò, se appartenete alla categoria dei cosiddetti "piagnoni", abbandonate subito la lettura di questo post.

James (Cumberbatch) ha 29 anni ed è malato di cancro allo stadio terminale (di quale tipo di cancro si tratti non si capisce bene, eccetto per una battuta ad inizio film in cui si parla di rabdomiosarcoma, un tipo di cancro maligno che colpisce gli arti), sa perfettamente che non arriverà a compiere 30 anni, la sua malattia lo ucciderà prima. Il giorno del suo ventinovesimo compleanno i suoi migliori amici Miles (JJ Feild), Bill (Adam Robertson) e Davy (Tom Burke) acconsentono a portarlo in uno dei suoi posti preferiti, Barafundle Bay (non è un posto inventato, credo si trovi in Galles, dove il film è stato girato). Tra risse al pub, fuochi d'artificio, arrampicate e discese con un carretto, questo film è il ritratto di un uomo che si riconcilia con se stesso e dei suoi amici che invece saranno costretti a vivere il dolore della sua (futura) perdita. 

Non mi dilungo oltre nel raccontare la trama perchè rischierei di rivelare troppi particolari. In effetti leggere il solo plot di questo film non invoglia molto alla visione. Per certi versi potrebbe quasi essere una storia scontata, cosa che in effetti è: non ci sono queste grandi novità a livello di storia. Parliamoci a cuore aperto: il classico cliché del malato di cancro è una cosa vista e rivista in millemila modi in altrettanti millemila film/serie/whatever. E' quello che c'è sotto la storia che colpisce di più, perché non è mai facile far trasparire un emozione complicata come il dolore a livello diegetico, soprattutto se si dispone di una storia che potrebbe risultare "un pò poverella". Tanti scrittori/poeti/registi/attori/ecc ci hanno provato, pochi ci sono riusciti, e questo è uno di quei casi. Le emozioni che suscita Third Star, per quanto semplice sia la sua trama, sono assolutamente forti e molto, molto complicate. Pur non avendo avuto (fortunatamente) esperienze di perdite di amici o parenti per colpa del cancro, mentre guardavo questo film, ho percepito un dolore quasi tangibile, sia da parte del protagonista, ragazzo ormai alla deriva che si imbottisce di morfina per sopportare un male sia fisico che psicologico, che da parte degli amici, uno più incasinato dell'altro, e costretti a dover sopportare non solo la futura perdita del loro migliore amico, ma anche le sue frecciate sprezzanti. Ci sono alcune sequenze che sono letteralmente allucinanti, facilmente riconducibili alla sindrome "strappatemi il cuore, datelo in pasto ai cani, perché io non lo voglio più". E solo un film di grande Qualità è in grado di suscitare emozioni così forti in uno spettatore, esperto o meno: la fotografia, la musica, l'ambientazione, quella sensazione di libertà che si prova vedendo vagare i protagonisti in una natura sconfinata ed incontaminata, ma al tempo stesso una forte consapevolezza che quel pesante macigno chiamato "morte" sta per bussare alla porta, percezione che solo un cast di magistrali Attori è in grado di far trasparire, a cominciare da quel mostro di bravura di Benedict Cumberbatch. L'ho scoperto di recente (e non solo per via di Sherlock) e mi stupisce in ogni ruolo che interpreta, dal più piccolo al protagonista (tenetelo d'occhio gente, questo ragazzo ci stupirà con effetti speciali, lo sta già facendo). 
In conclusione, Third Star è un film che va assolutamente visto, ma solo se siete emotivamente pronti a reggere una mazzata sullo stomaco. Solo per darvi un'idea di che aria si respira mentre si guarda questa piccola chicca, ascoltate la canzone dei titoli di coda.
Buona visione!





Consigli per gli acquisti: Third Star non esiste doppiato in italiano. Se avete una certa dimestichezza con internet e con l'inglese, potete comprarlo su Amazon oppure "trovarlo" presso altre fonti (non vi darò link di nessun tipo, non chiedeteli) e scaricare i sottotitoli in italiano sul sito di Italian Subs Addicted (benedetti ragazzi!).